Usabilità dei siti web



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24.01.2018
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Università degli studi di Genova

Scuola di Specializzazione

all’Insegnamento Secondario

Relazione di

Multimedialità nella Didattica

Usabilità dei siti web:
critica al sito della SSIS (www.ssis.unige.it)
1

Classe 48 (Matematica Applicata), I anno

Paolo Fasce

a.a. 2004/2005




1.1 Il web è un luogo di lavoro e condivisione, non va confuso con un media passivo quale è la televisione.


World wide web e televisione non possono essere accomunati solo perché sono entrambi fruiti attraverso uno schermo di vetro. La differenza tra i due mezzi è tutta riconoscibile nel rapporto con gli utenti: il web è un medium on-demand in cui l’utente richiede le informazioni con un atto di volontà, mentre la televisione è un mezzo broadcast che lascia lo spettatore passivo di fronte all’offerta dei contenuti.

Internet è un mezzo relativamente recente, costantemente immaturo giacché l’offerta di servizi e di modalità di fruizione dei medesimi è in continua e evoluzione, e che possiede una vastissima offerta: milioni di siti che offrono continue alternative. La TV è fatta per essere guardata, il Web per compiere azioni.

Quando un visitatore apre una home page, la possibilità che abbia intenzione di passare molto tempo a scoprirne il sistema di navigazione o a decifrarne le icone, è praticamente nulla. In altre parole, lo farà solo se è costretto e il fatto che a volte lo sia, non può fungere da giustificazione, giacché chi fornisce un servizio ha l’obbligo morale (a volte anche statutario) di organizzare le cose in maniera tale da soddisfare le esigenze della propria utenza.

Gli utenti web non sono spettatori né esploratori, vogliono fare qualcosa. Accedere a Internet non è come guardare un film o un video in tv (le aree in cui spesso i creativi sono più ferrati). Il web è fatto per lavorare, cliccare, cercare, ottenere dei risultati. Non semplicemente, guardare.

L’usabilità normalmente considerata un’arma a disposizione delle aziende per trattenere l’audience e per consentire ai visitatori di lavorare con il nostro sito, nel nostro caso è uno strumento per garantire il rispetto dell’utenza e l’adesione a quegli standard che sono stati raggiunti negli anni dagli sportelli aperti “dal vivo” al servizio degli studenti.

1.2 L’usabilità è quella proprietà di un sito web che lo rende “facile” da navigare e usare.


Originariamente la parola usabilità deriva dalla progettazione dei software: dalla metà degli anni ‘80 iniziò a svilupparsi quella che è una vera e propria scienza, che coniuga la psicologia e l’intelligenza artificiale all’informatica.

Questi erano, e sono tuttora, i principali attributi dell’usabilità definiti nel Sun Usability Lab:



  1. Utilità

  2. Facilità di apprendimento

  3. Efficienza

  4. Facilità di ricordo

  5. Quantità di errori

  6. Soddisfazione

Utilità


La prima domanda riguarda ovviamente il senso stesso del sito. Serve a qualcosa? A chi serve? Le risposte nel nostro caso sono: Sì, serve a qualcosa. Serve agli iscritti alla scuola, principalmente, ma anche agli insegnanti e all’amministrazione per alleggerire il peso del carico di lavoro allo sportello.

Facilità di apprendimento


Come si comportano gli utenti davanti a un sito che non hanno mai visto? Indugiano? Si ritrovano in aree di cui non conoscono il senso generale e di cui non sanno dire come sono arrivati? Vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno “Come”? Ci sono delle “metafore” di facile intuizione? (Tra le queste, nei siti dedicati al commercio elettronico, la più famosa è l’onnipresente “carrello della spesa”)

Efficienza


I visitatori possono interrogare il sistema e ricevere delle risposte sensate e veloci, o devono tentare e ritentare per ottenere ciò che hanno in mente? Il caricamento del sito è rapido?

Facilità di ricordo


Gli utenti ricordano immediatamente come usare il sito la seconda o terza volta che ci ritornano?

Prevenzione degli errori


I navigatori compiono errori o usano spesso il tasto back come se fossero finiti dove non volevano? Il sito stesso contiene errori di vario genere?

Soddisfazione


Il sistema è divertente e soddisfacente da usare o crea ansia e frustrazione?

2.1 Il punto di vista dell’utente


Il punto di vista dell’utente è la prima cosa di cui tenere conto nella progettazione e produzione di un sito web.

La scelta più facile è quella di cadere nel tranello della tecnologia a tutti i costi, del “facciamo colpo sul cliente”. Il sito della SSIS cade nell’eccesso opposto: nessuna tecnologia, giacché si giova semplicemente di pagine in formato html statico. In entrambe queste situazioni, nel costruire schemi di navigazione, grafica e database occorre sempre chiedersi: “come si comporteranno i visitatori, che vantaggi ne trarranno?”
In tutte le fasi della progettazione occorre sempre avere ben chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere, conoscendo soprattutto le necessità degli utenti, prevedendo i loro comportamenti nel sito.

2.2 Che cosa succede nei siti non usabili


Secondo le statistiche, la perdita di potenziali clienti, nell’ambito dei siti commerciali, è molto rilevante. Il motivo è legato al fatto che non si riesce a trovare l’informazione. Il problema non risiede nello scarso interesse che può avere la merce, ma nel fatto che i visitatori non riescono bene a capire che cosa e come si stia vendendo. Nel caso del sito della SSIS, dove qualcuno si potrebbe dire “noi non vendiamo niente”, la perdita di utenti si traduce in maggiori carichi di lavoro allo sportello e al telefono, elemento di per sé critico per la non abbondanza di risorse umane disponibili, ma anche e soprattutto in grandi perdite di tempo da parte dell’utenza.

I dati tangibili di un sito non usabile provengono innanzitutto dall'analisi dei log. I log sono file di testo che conservano la memoria dei visitatori e del traffico di un sito.

Esistono diversi software per l’analisi statistica dei log, più o meno costosi, più o meno famosi (tra questi il più celebrato è "Web Trends"); esistono siti che offrono servizi di statistica, alcuni lo fanno gratuitamente e altri a pagamento: è una questione di scelte, ma in ogni caso i dati riportati dai log sono il primo elemento dal quale partire. Non avendoli a disposizione e potendo esulare dalla loro analisi per la produzione di questo documento, proseguo questa disanima su altri versanti. Cerchiamo di mostrare come e perché sarebbe utile un approccio user oriented.

3.1 Pagine leggere e software proprietario


Sicuramente la dimensione della banda aumenta di anno in anno, ma la maggior parte degli utenti si muove sul web ancora con modem a 56 kbps. Anche se sono sempre più numerosi sono gli utenti dotati di connessioni veloci come le linee Adsl, ci sono numerosi fattori che possono rallentare i collegamenti.

Il responso di un sito deve essere di circa 6 secondi: a chi lo costruisce sembrano pochissimi, ma a chi deve visionare un listato di 500 titoli rilasciato dal motore di ricerca sembrano anche troppi, e se i secondi sono di più sicuramente abbandonerà l’impresa per aprire la URL seguente. Sembra assurdo, ma la cosa più conveniente per valutare il tempo di risposta di un sito è farlo al peggio delle possibilità: con un modem.

Nel presente paragrafo metto in guardia dal pericolo dell’eccesso opposto a quelle che sono le pecche dell’attuale sito della SSIS. Un aspetto positivo, infatti, questo sito lo ha, ed è la sua estrema leggerezza dovuta al fatto che i file on line sono quasi tutti di testo (in formato html), anche se, purtroppo, tutto ciò che è “documenti da scaricare” è reso disponibile tramite formati proprietari che se da un lato hanno il pregio di essere largamente diffusi, dall’altro obbligano l’utenza a pagare licenze specifiche o, peggio, a indurre nella tentazione del crimine informatico (mi riferisco alle copie pirata e alle installazioni illegali di software2).

3.2 Un sito deve essere accessibile.


Essere visibili per tutti, in un mondo fatto di navigatori, piattaforme e generazioni che cambiano ogni anno è un elemento molto importante. Nell’ambito della “guerra dei browser”, che recentemente sembra focalizzarsi sul dualismo tra Internet Explorer e Firefox, ma non sono da dimenticare Netscape e Opera, l’accessibilità è un elemento che va attentamente ponderato.

Accessibilità significa non lasciare fuori nessuno. Né quelli che usano connessioni lente, o browser in disuso, o processori lenti. E neanche chi soffre di handicap visivi come daltonici e ipovedenti3.

Per chi è a caccia di grandi numeri tra i propri visitatori - e il web è fatto di grandi numeri - è opportuno e non solo etico, non tralasciare nessuno. Nel caso della SSIS, dove l’utenza è forzosamente legata alle informazioni che sono contenute sul sito (che in home page recita “Bacheca… si consiglia di consultarla quotidianamente”) per esigenze meramente pratiche e materiali, l’aspetto etico non può essere sottaciuto.

Nelle università e nelle biblioteche di tutto il mondo, da dove molti utenti si collegano durante intervalli di studio e di lavoro, ci sono pezzi di antiquariato informatico per l’accesso a Internet, che forse non possono permettersi menu in flash, dhtml, java pesanti. Anche se si amano le tecnologie e se quindi il sito della SSIS si evolvesse nella direzione dell’adeguamento delle tecnologie, si dovrebbe sempre prevedere una versione light del sito e, soprattutto, una mappa per chi, ogni anno, si trova ad affrontare le sue pagine per la prima volta al fine di trovarvi le informazioni sul concorso dell’anno che si apre o lo storico dei test di ingresso.


3.3 Un sito non è mai finito


Occorre progettare per crescere, giacché un sito web non è mai finito.

A che cosa serve esercitare tutte le proprie doti grafiche in un sito se poi non è possibile modificarlo con facilità? Di due cose c'è bisogno in un sito in crescita.

Di un layout in grado di essere facilmente modificabile o, ancora meglio, collegabile a un database: quindi con meno grafica e più testo html. E di un layout in grado di espandersi senza rompersi, di contenere cioè quell’accumulo di informazione che si sedimenta nel tempo. Un sito Internet non è mai finito e tende a conservare uno storico di tutti i contenuti che lo hanno attraversato. Per ora il formato che meglio garantisce la possibilità di un collegamento ai database e l'elasticità per accogliere sempre più informazioni è quella “a portale”.

3.4 Otto domande con le quali fare i conti


Le domande che sono proposte nella guida alla quale sto attingendo per la mia rilettura della progettazione del sito della SSIS sono nove. Di queste una sola ha a che fare con questioni di ordine commerciale che non hanno quindi una corrispondenza con il sito di un’organizzazione quale è la SSIS. Ben otto domande su nove, invece, calzano perfettamente anche rispetto all’oggetto di questo lavoro:

  1. Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere con Internet?

  2. Qual è il profilo socio-professionale del pubblico?

  3. Quali tipi di contenuti e servizi potrebbero interessare il target e fare parte o meno del sito?

  4. Di quali tecnologie, finanziamenti, competenze c’è bisogno per fornire questi servizi?

  5. Che tipo di interazioni ci sono e ci potrebbero essere con i il target del sito, quali bisogni potrebbero insorgere?

  6. Quali sono gli obiettivi a breve, medio e lungo termine del sito che si va a progettare?

  7. Quale potrebbe essere l’andamento del sito tra un anno?

  8. Con quali criteri misurare il successo e il gradimento?

4.1 Testi e ipertesti: differenze e somiglianze


I siti web consistono principalmente di un insieme di documenti organizzati in forma ipertestuale, se questi documenti hanno formati eterogenei come suoni, immagini, testi, filmati allora si chiamano ipertesti multimediali.

Anche il testo lineare classico può essere considerato un ipertesto al grado zero, composto cioè da una sola possibilità di lettura o un solo percorso. È di facile lettura, ma anche rigido nel presentare i contenuti: toglie libertà di approccio all’utente-lettore, ed è poco affine al metodo associativo con cui la mente esplora il mondo quotidiano.

Sul versante opposto c’è il grafo: infiniti percorsi, flessibilità totale dell’ambiente esplorativo ma anche mancanza di organizzazione. L’assoluta mancanza di gerarchia crea estrema confusione.

In mezzo ci sono gli alberi che organizzano l’informazione in più percorsi (ma non infiniti), sono per questo chiamati multilineari, e si suddividono principalmente in due tipi: estesi o profondi.



L’albero verticale si sviluppa in profondità, di click in click, mentre l’albero esteso tende a presentare la maggior parte dei contenuti nel primo livello (in home page). Mi permetto di aggiungere che un libro di testo ha nel suo sommario la trasposizione dell’albero esteso ipertestuale. Chiunque di noi, infatti, può reperire nel sommario il paragrafo di proprio interesse e andare a leggerlo saltando quel che non ci riguarda. La differenza tra le due cose, tuttavia, è tutta contenutistica. Una persona che scrive un libro ha l’abitudine di considerare un’evoluzione e quindi nel testo alcune cose sono sottintese dalla lettura dei precedenti capitoli. Nella modalità “albero esteso”, invece, chi ha scritto il sito sa (o dovrebbe sapere) che quella pagina può essere letta autonomamente e quindi deve in qualche modo essere anche autosufficiente.

L’albero orizzontale ha i pregi della semplicità d’uso di un testo lineare e ha i vantaggi di flessibilità dell’ipertesto. Ma non scade nella carenza di organizzazione del grafo, né nell’eccessivo annidamento dell’informazione di un albero verticale. Se è realizzato tramite un menu sempre visibile in ogni pagina del sito (magari con un titolo che ripete la voce del menu medesimo) dà all’utente la sensazione di essere sempre in grado di orientarsi e, conseguentemente, elimina la frustrazione dovuta alla sensazione di smarrimento che viene percepita nell’ambito di siti senza una mappa, senza un filo logico, senza una visione d’insieme. La presenza di un menu è così vicina al concetto di “sommario” di un libro di testo che rende l’ipertesto molto vicino alla mentalità di chiunque, favorendo la fruibilità che i costruttivisti facilmente spiegano con il concetto di scaffolding. Portare i contenuti in home page e organizzarli in aree chiare e distinte è una delle soluzioni migliori nel web: toglie l'incognita dei troppi click, e punta sulla flessibilità.

4.2 L’architettura


L’information architecture è il processo di organizzazione, etichettazione e visualizzazione dei sistemi di navigazione e ricerca degli ipertesti. Come tale è in grado di aiutare le persone a trovare e maneggiare l’informazione con successo.

Una buona Informatin Architecture, organizzando il sistema dei collegamenti ai vari documenti dell’ipertesto rende un sito facile da usare. E aiuta i visitatori a ritornare, sollevando lo sportello dagli oneri di “interfaccia dal vivo” con l’utenza della SSIS.

Come si articola un processo di organizzazione dei link?


  • Organizzazione del sito: indica i modi in cui le informazioni sono raggruppate.

  • Sistemi di etichettatura: sono essenzialmente i nomi e le definizioni con cui vengono indicati i gruppi dei contenuti.

  • Sistemi di navigazione: strutture dell’interfaccia come barre di navigazione e mappe che aiutano l’utente a interagire con il contenuto del sito.

  • Sistemi di ricerca: aiutano a formulare le domande che possono portare a documenti rilevanti.

È forse utile, ancorché impietoso, notare come questi punti siano attualmente sostanzialmente e quasi totalmente disattesi dal sito www.ssis.unige.it.

4.3 Costruire schemi di navigazione orizzontali

Clusters di Genitori e Figli


Per semplificare il sistema la prima cosa da fare è tracciare una struttura chiara. Quando ci si trova a dover progettare un sito, grande o piccolo che sia, la prima cosa da fare è individuare i clusters. L’idea è quella di raggruppare oggetti simili in schemi di navigazione.

Un esempio di cluster paralleli di navigazione potrebbe essere:

Automobili (genitore)


  1. Automobili sportive (figlio)

  2. Automobili di lusso (figlio)

  3. Automobili da città (figlio)

I tre link sono per così dire paralleli, stanno tutti su uno stesso (sotto)livello, apparterebbero tutti (se volessimo restare nella metafora della parentela) a una stessa generazione di fratelli.

La navigazione a briciole di pane


Se nel sito i link vanno sempre più in profondità dando origine a più generazioni di livelli, allora è il caso di usare una struttura a briciole di pane. È il metodo che usa Yahoo!, e si presenta come una serie di passi successivi che dal primo (padre) portano fino a un qualche pronipote. Per esempio:

Hardware (genitore) > Personal Computer (figlio) > Portatili e Palmari (nipote) > Notebook (pronipote)

Questo tipo di percorso andrebbe sempre indicato nelle pagine per favorire l’orientamento degli utenti.



Soluzioni tecniche

La navigazione a Cluster può essere presentata usando nuove tecnologie come i menu a scomparsa nelle barre di navigazione. Naturalmente ogni pagina-figlio deve avere comunque la possibilità di ritorno alla pagina-genitore. Risalire il sito a ritroso, dal fondo alla cima, dovrebbe essere facile come percorrerlo dal basso verso l’alto.


4.4 Link topici, associativi e strutturali


Jacob Nielsen nel suo libro Web Usability ha indicato tre tipi principali di link:

  • Link Topici

Il testo sottolineato che conduce a ulteriori informazioni riguardo all'argomento trattato. Non tutti sono d'accordo nell'inserire dei collegamenti dentro il testo, si corre il rischio di spezzare troppo la lettura. Per esempio, gli articoli di www.repubblica.it sono privi di collegamenti al loro interno. Gli approfondimenti si possono trovare solo nella barra di destra.

  • Link associativi

Vengono usati per indicare altre pagine dal contenuto simile o correlato a quella attuale, che l’utente potrebbe perciò trovare interessante. Per esempio, i famosi “titoli correlati” nel caso ci si trovi in un sito che vende libri, oppure stampanti a colori nel caso si stiano consultando le stampanti in bianco e nero. Non sono vere e proprie guide alla navigazione del sito, ma piuttosto forme di "manipolazione" della navigazione.

  • Link strutturali

Sono link usati per connettere fra loro diversi livelli della struttura del sito. E' importante che i link strutturali vengano ripetuti identici su tutte le pagine, cosicché l'utente possa sapere quali opzioni di navigazione aspettarsi e in che rapporto stanno tra i loro gli argomenti in cui ci si muove. Generalmente i link strutturali sono quelli che alloggiano sulle barre di navigazione (o menu).

4.5 Le barre dei menu: servono davvero?


Diversi studi hanno confermato che il contenuto di un sito è la cosa più importante. Il pubblico sembra non dare importanza a ogni altro aspetto del design. Quando arrivano in una pagina gli utenti ignorano le barre di navigazione e gli altri elementi di design: guardando direttamente all'area di contenuto della home.

Inoltre, nonostante tutti i nostri sforzi, spesso non capiscono in che zona si trovano di un sito.

I visitatori sono estremamente tesi agli obiettivi che vogliono raggiungere e che hanno in mente - e non utilizzano il loro tempo per qualcos’altro.

Per raggiungere i loro obiettivi spesso si affidano alle maschere di ricerca con parole chiave come principale strategia, bypassando ogni tentativo di visita guidata.

Se le pagine sembrano non possedere un contenuto rilevante, i visitatori le abbandonano dopo 2-3 secondi, senza affidarsi troppo ai menu.

Se gli utenti non capiscono un certo elemento di design, non perdono tempo a impararlo, piuttosto continuano ignorandolo.


Eppure avrebbe senso fare a meno dei menu?


Il punto è: quali sono le probabilità che il visitatore abbia veramente bisogno di passare da una sezione all'altra del sito senza fare ritorno all'home page? Apparentemente pochissime.

Del resto basterebbe semplicemente fare click sul back, e in mezzo secondo la home già in memoria sarebbe sullo schermo.

Eppure:

Senza nessuna cornice intorno, le pagine diventerebbero orfane, non sarebbero contestualizzate. Anche se non ne faranno uso, gli utenti devono sempre poter sapere dove potrebbero andare (Nielsen - www.useit.com).

4.6 Gli obbiettivi della navigazione


Ci sono modi migliori di costruire un sistema di navigazione usabile che non il semplice aggiungere link uno dopo l’altro al sito. L’esperienza di navigazione può essere definita in modo tale guidare gli utenti da un punto all'altro di un web site sito riconoscendo punti di ingresso, punti di azione e punti di uscita. Dietro queste idee astratte ci sono alcuni concetti fondamentali che devono essere considerati.

Un sito di successo organizza l’informazione in un formato facile da usare. Per progettare un sito che lavori con e per i visitatori, la chiave di volta sta nell’identificare uno specifico, critico punto di azione. L’intero schema di navigazione va costruito cercando di guidare gli utenti verso questi punti di azione, partendo dalla loro prospettiva.

Il punto di Azione

Un punto di azione è il luogo in cui vogliamo guidare i nostri utenti. Ci sono zone dell’ambiente web dove i visitatori possono interagire, acquistare qualcosa o ottenere finalmente l’informazione desiderata. Per scoprire quali sono gli “action point” bisogna prima chiedersi che cosa i visitatori vorrebbero fare durante la visita e creare una gerarchia delle priorità. Alla fine risulteranno esserci diversi punti di azione per uno stesso sito.


Il punto di Ingresso


Dal punto di ingresso gli utenti dovrebbero trovare percorsi chiari verso ogni punto di azione del sito. La home page può essere intesa come il primo punto di azione. Il punto di azione di “grado zero”.

Il punto di Uscita


I punti di uscita sono i nodi dove si concentrano maggiormente le uscite dei visitatori dal sito. I punti di uscita hanno molto a che fare con i punti di azione, per diversi motivi: nel migliore dei casi gli utenti escono dal sito perché hanno finito ciò che volevano fare nel punto di azione, o nel peggiore perché non sono riusciti in ciò che volevano. Una volta che si sono scoperti i motivi per cui gli utenti lasciano, si può pensare di piazzare altri punti di azione dalle pagine di fuga allo scopo di informarli del fatto che esistono altre pagine di interesse da consultare sul sito. Se condotta con successo, questa strategia permette di guidare i visitatori da un punto di azione all’altro, tenendo alto il loro interesse con l’offerta di materiale utile.

Un’altra delle strategie - nel caso che le cose siano andate bene - è quella di cercare di instaurare un feeling post navigation (per esempio ripetere un invito all’iscrizione alla newsletter).

Infine, i punti di uscita possono aiutarci a identificare i problemi di usabilità. Se si nota che una percentuale significativa di utenti lascia il sito da un pagina che non ha in alcun modo a che fare con un punto di azione, significa che i nostri utenti lasciano a metà il percorso e quindi è probabile che ci siano dei problemi di comprensione.

Una della cose più importanti è tenere d’occhio i logs per capire quali sono i punti di uscita.

4.7 I test di usabilità


Il modo migliore di curare l’usabilità del sito è di osservare come gli utenti interagiscono con esso e incorporare i risultati che ne conseguono nella progettazione.

Il test di usabilità è indicato per la valutazione di siti predefinitivi, prima del loro rilascio sul mercato.

Il numero di utenti da coinvolgere in un test di usabilità varia in relazione alla quantità delle classi di utenza a cui è destinato il prodotto e ai risultati all'analisi costi/benefici. Può essere adottata la seguente regola:



  • per ottenere dati qualitativi

    • 5 utenti, se il sito è destinato a un target specifico;

    • 3-4 utenti per ogni tipologia, se i target sono due;

    • 3 utenti per ogni tipologia se i diversi target del sito sono più di due;

  • per avere dati quantitativi, sono necessari almeno 20 utenti

5.1 Proposte per il portale della SSIS


I modelli che propongo per il portale della SSIS sono due: www.fid.it e www.csigenova.it.

Sono il webmaster del secondo, mentre il primo si affida ad un pool di programmatori dei quali faccio parte sin dalla sua fondazione e, pertanto, in quell’ambiente rappresento “la memoria storica” della redazione web. In altre parole, i messaggi scritti a webmaster@fid.it e quelli scritti a webmaster@csigenova.it sono sempre letti dal sottoscritto.



Entrambi i siti si rivolgono soprattutto a persone già fidelizzate giacché in quegli ambiti sono soprattutto i soci ad orientare il proprio navigatore su questi portali per reperire le informazioni di proprio interesse. Questo elemento, nonostante il fatto che gli ambiti in cui questi siti si trovano ad operare siano marcatamente diversi da quello della SSIS, è tuttavia l’elemento che caratterizza tutti e tre i siti. Per una motivazione dettata dalla passione ludico o sportiva, o per necessità, tutti questi siti sono frequentati sostanzialmente da una grossa parte di pubblico fidelizzato e da qualche nuovo utente “curioso”.

Si noterà già dalla prima pagina una sostanziale differenza. Nel sito della SSIS quello che vuole essere un portale di benvenuto, che implicitamente rappresenta “la mappa” del sito medesimo, immediatamente al primo clic si trasforma in un dedalo di informazioni non razionalizzate dove sono presenti collegamenti ipertestuali orientati su file in formato html, doc (MS Word), xls (MS Excel) e altro ancora. Nei due siti che propongo per modello, il menu a sinistra (sempre uguale a sé stesso nel sito www.csigenova.it e che cambia a seconda del contesto in quello www.fid.it) è un’autentica “linea guida” per il navigatore. Entrambi i siti offrono uno spazio “forum” all’interno del quale è possibile socializzare, cosa che non è affatto da considerarsi come “non necessaria” nell’ambito SSIS giacché l’ “ambiente di familiarizzazione” di First Class del corso di Tecnologie Didattiche è oggi pieno di messaggi che palesano l’esigenza di una “comunicazione interna” (tra persone dello stesso indirizzo), di una “comunicazione trasversale” (tra persone di indirizzo diverso) e, posso testimoniare, non sarebbe affatto sgradita quella “intergenerazionale” (tra persone di anni di iscrizione differente).

In entrambi i portali è presente in prima pagina uno spazio dedicato alle notizie “dell’ultima ora”, in maniera tale da orientare i lettori su ciò che i due enti ritengono più utile/urgente: l’Ufficio di Segreteria della SSIS ha più volte questa necessità nell’arco dell’anno.

Si tratta, in entrambi i casi, di siti “leggeri”, dove la grafica ha poco spazio, se non quello funzionale agli obbiettivi istituzionali e il target non è “stupito con effetti speciali”, ma accompagnato con ferma e sicura benevolenza.


1.1 Il web è un luogo di lavoro e condivisione, non va confuso con un media passivo quale è la televisione. 3

1.2 L’usabilità è quella proprietà di un sito web che lo rende “facile” da navigare e usare. 3

Utilità 3

Facilità di apprendimento 4

Efficienza 4

Facilità di ricordo 4

Prevenzione degli errori 4

Soddisfazione 4

2.1 Il punto di vista dell’utente 4

2.2 Che cosa succede nei siti non usabili 4

3.1 Pagine leggere e software proprietario 5

3.2 Un sito deve essere accessibile. 5

3.3 Un sito non è mai finito 6

3.4 Otto domande con le quali fare i conti 6

4.1 Testi e ipertesti: differenze e somiglianze 6

4.2 L’architettura 7

4.3 Costruire schemi di navigazione orizzontali 7

Clusters di Genitori e Figli 7

La navigazione a briciole di pane 8

4.4 Link topici, associativi e strutturali 8

4.5 Le barre dei menu: servono davvero? 9

Eppure avrebbe senso fare a meno dei menu? 9

4.6 Gli obbiettivi della navigazione 9

Il punto di Ingresso 10

Il punto di Uscita 10

4.7 I test di usabilità 10



5.1 Proposte per il portale della SSIS 11




1 Il presente lavoro rielabora e sintetizza la guida “Usabilità dei siti web” (resa disponibile sul sito www.html.it), orientandola allo specifico sito web oggetto della mia critica.

2 Si legga a questo proposito l’interessante testo “Guida al software libero” scritto dal collega Roberto Bosio e pubblicato da Editrice Missionaria Italiana (www.emi.it), disponibile nelle librerie (anche on line) al prezzo consigliato di 9 euro.

3 Per approfondimenti si legga la “Guida all’accessibilità” di Angela Molteni, disponibile sul sito www.html.it




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