Valentino Braitenberg



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26.01.2018
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Tutto l’interessante è tra le righe”



Valentino Braitenberg, “ La Vergine e i filosofi”.
“Giaccio su un letto di aghi di conifere, le braccia aperte, le gambe tese verso la valle, guardo il cielo attraverso le chiome degli alberi. Un uccello arriva svolazzando, si posa su un ramo e poi vola via. Contro il cielo chiaro lo scotimento del ramo è appena percepibile. L’albero che ha subìto varie esperienze nella sua lunga vita, si erge maestoso sul suo tronco rosso, dalle cui ferite cola la resina. L’albero avrà percepito l’uccello? Io l’ho percepito? ….”
Questo delicato autoritratto che Valentino nasconde nel suo romanzo, scritto nel solco della straordinaria tradizione illuminista dei “Contes philosophiques” apre la lettura di alcune pagine tratte da “La vergine e i filosofi” (Traven Books, Laivez 2006)

Attraverso la narrazione poetica ed ironica di un viaggio che scorre tra Napoli e Gerusalemme, ma anche in luoghi misteriosi che favoriscono gli incontri più curiosi che si possano immaginare, Braitenberg guida i lettori a visitare i luoghi e le idee che hanno segnato la sua irripetibile esistenza.

Lungo il cammino, apparentemente assai poco lineare, questo originalissimo Wanderer è accompagnato da una donna misteriosa, che sembra svolgere soprattutto un compito, quello di suscitare nel pellegrino continue domande. Il suo nome è Ill: se ne saprà qualche cosa di più solo al termine del romanzo, quando si rivelerà essere… La sorprendente conclusione del sempre più incerto tragitto non verrà qui rivelata!

L’andirivieni del protagonista è protetto da un talismano, un antico e prezioso violino avvolto in un panno di seta, che sarà, nel romanzo, il pretesto per una strepitosa lezione di fisica acustica. E di ben altro.

Sentiremo, nelle pagine estratte dal romanzo, la voce autentica di Valentino; immaginiamolo ancora in dialogo con noi, fiducioso che continueremo la sua non –finita ricerca di che cosa siano le idee che chiamiamo “sentire”, “potere”, “volere”.
“Aspetti ancora alcuni anni, disse Ayala (un personaggio del romanzo), le regalerò il mio libro”

Valentino non ha aspettato.

Chi scriverà ora quel nuovo libro?
Prima colazione con Ill”.

Il viaggiatore ed Ill, incontratisi per caso, scendono in albergo.

Dopo un po’ ci scambiammo un sorriso. Ill mi chiese:

- Perché ha esitato ieri a registrare la sua professione?

- Perché non so quale sia, la mia professione.

- Non è un insegnante?

- No, anzi ne sto cercando uno, dissi .


Poi, nelle pagine della “Fine”, ovviamente l’ultimo capitolo, il viaggiatore rimasto inaspettatamente solo, risponde così alla domanda rivoltagli da un maresciallo dei carabinieri cui denuncia la scomparsa di Ill e dell’amato violino:

- Qual è la sua professione?

- Scrittore a riposo

- Scrittore in pensione, scrisse.


Il viaggio inizia.

Leitner, Istituto Con-Scientia”


Villa di tempi migliori, approdata a tempi meno buoni, schiacciata sui due lati da edifici dalle pareti spoglie, vicinissima al recinto del giardino abbandonato alle erbacce. Edera dappertutto. (…..)

Il signor Leitner sedeva al caminetto spento in una piccola stanza di ricevimento…Appoggiato ad un tavolo del laboratorio Leitner cominciò il seguente discorso:

“L’istituto “Con- Scientia” è un’impresa a scopo scientifico, i cui risultati tuttavia potrebbero confermare la loro utilità anche a livello commerciale… La necessità di fondare un istituto del genere mi è venuta dalla mia attività accademica a contatto con la filosofia tradizionale. Alla fine di un lungo peregrinare da biblioteche a istituti culturali sparsi in tutto il mondo ho capito che fin dall’inizio vi è stato un campo della nostra cultura in cui il pensiero non ha fatto il minimo progresso.

E’ il campo della teoria della coscienza.

Mi parve chiaro che tutti i discorsi sulla psicologia, sulla società, perfino sulla fisica e la matematica si muovono in cerchio intorno a quella questione, senza la minima prospettiva di potervi incidere, direi perfino con l’intenzione di escluderla del tutto dal mondo della scienza. E tuttavia essa è il punto in cui tutti gli enigmi convergono.

La nostra intenzione è di porre al centro della nostra ricerca quella che in latino scolastico è stata chiamata coscienza. Non appena avremo chiarito la questione, ci proponiamo di ricostruire ex novo tutte le scienze.

Finora si è sempre proceduto in senso opposto, si sono costruite le scienze come edifici estremamente complessi, lasciando perdere il problema centrale come irresolubile mistero, nonostante che alle basi stesse dell’edificio venisse sempre più spesso in chiaro il fatto che mancava qualcosa, la cui assenza rendeva problematico tutto il resto, e cioè una teoria della coscienza.( ….)

Uno dei risultati più importanti della nostra ricerca, riprese continuando il discorso, è che la coscienza nasce solo dalla cooperazione fra un essere e il mondo circostante.


Nella “Seconda colazione con Ill”

- Le è piaciuto quel Leitner, chiesi.

- E’ uno che sa come fare i soldi, rispose Ill. Vende come cose nuove roba che tutti conoscono da sempre, che con un pendolo o un tavolino che balla si arriva alla verità.

Lei se ne meraviglia?



  • Non mi meraviglia, ma ero curioso di vedere.

  • Non vuole fare soldi anche lei?

  • Non ne ho bisogno.

  • E allora che cosa?

  • Voglio liberare il mio pensiero dalla materia.

  • Non vorrà mica scomparire?

  • No, no. Intendo dire che ci sono eventi interessanti del tutto indipendentemente dalla materia nella quale accadono. Sono le sole cose che mi interessano.


Nella successiva “Conversazione sulla geometria durante la colazione”, Ill commenta:

- Strani scopi quelli che dici di avere per il tuo viaggio. Quando si tende verso direzioni tanto diverse, ciò che ci spinge si trova nel luogo da dove vieni, non là dove vuoi andare .

- Possono essere molte le ragioni, che contemporaneamente spingono o attraggono l’essere umano, dissi.
Il viaggio prosegue tra Napoli, Posillipo e Positano. Nelle pagine dedicate ad “Ayala“ i viaggiatori incontrano un originalissimo personaggio, cui Ill chiede

- Medita sempre con la testa in giù?

- Quando si tratta di rivedere radicalmente un pensiero, sì. (….)

Un (…) problema (…) di cui l’industria vorrebbe strapparci oggi piuttosto che domani la soluzione, è il riconoscimento dei volti. Ognuno di noi è in grado di riconoscere un viso noto fra milioni di altri volti, ma un apparecchio, che sia capace di farlo con la stessa infallibilità, non ci è stato finora possibile costruirlo. Io stesso vi ho pensato per lunghi undici anni, esplorando tutte le possibilità immaginabili… (…..) Avevo convocato per l’ennesima volta tutti i miei collaboratori e discusso con loro per tutta la giornata le vane strade finora tentate, i presunti risultati e le sconfitte, le possibilità che ancora ci rimanevano. Non ne ricavammo nulla, se non il generale sconcerto e una certa qual depressione, nessuna nuova idea.

Alla fine della giornata non mi rimaneva altro mezzo che una bottiglia di vino bianco di Ravello, alcune olive, una fetta di pane e poi dormire a lungo. ( …)

Era giunto il momento di cambiare tema. Siamo venuti, dissi ad Ayala, per sentire da lei la sua teoria delle idee. Tutti ne parlano, ma lei non ha ancora pubblicato nulla in proposito.

Sta facendosi caldo, qui, disse Ayala, andiamo di là all’ombra. Un piccolo rinfresco? (….. ) E’ vero quanto hanno udito. Ciò che mi interessa assai più dei progetti tecnici finanziariamente interessanti, è la teoria generale delle idee. Non intendo con ciò le cosiddette idee, di cui la gente vanitosa va spesso superba, bolle di sapone mentali per intrattenere i frequentatori di salotti, e nemmeno le idee da cui si possono ricavare dei brevetti. Ciò a cui io penso è una teoria delle idee, che dovrebbe rinnovare radicalmente la biologia.

Secondo me i biologi, specialmente quelli dei nostri giorni, sono completamente ciechi nei confronti dell’essenza delle piante e degli animali di cui si occupano.

Ogni essere animato è la realizzazione di un’idea, di una possibilità di sopravvivenza nel mondo, e ogni dettaglio della loro anatomia, ogni loro comportamento e ogni ciclo biochimico sgorgano da un’idea che è loro propria.

Persino all’idea dell’aculeo, che oggi mi ha dolorosamente punto. Un’dea ampiamente diffusa fra le piante e gli animali. Non solo il riccio di mare, anche l’istrice e il comune riccio di campagna, le api e le zanzare, i cactus e le rose si sono appropriati di questa idea.

Che è quella di una forma rigida a cono molto allungato che agisce come semplificatore di pressione e all’avvicinarsi di un altro organismo rompe la compagine dei suoi tessuti cutanei e penetra nel suo interno, comunque sia lo scopo della penetrazione.

Oppure l’idea di un aculeo usato come ago per iniezioni, al fine di iniettare all’interno di un altro corpo una qualche sostanza. Lo fanno le zanzare, le api, i serpenti velenosi, ma anche le meduse e le ortiche e, non dimentichiamoli, gli infermieri negli ospedali. Ridicolo, dice il biologo: che rapporto può esserci fra queste diverse forme pungenti? Le api hanno il loro pungiglione nella parte posteriore del corpo, le zanzare e i serpenti nella testa e per gli infermieri si tratta soltanto di uno strumento tecnico da tenere in mano. Per nulla ridicolo, secondo me, se consideriamo, primariamente, l’idea astratta del pungere come un universale biologico, che ritroviamo in tutte le spine di questo mondo.

Pensino alla meravigliosa idea del cristallino nell’occhio umano. Lo ritroviamo, come loro ben sanno, in tutti i vertebrati. Occhi del tutto analoghi li troviamo nelle seppie e nei polpi, e nessuno potrà venirci a dire che i polpi hanno copiato da noi gli occhi o noi da loro. L’idea dell’occhio come macchina fotografica esisteva già prima che esistessero polpi e uomini e molto prima ancora che una simile idea si presentasse nella mente di un ottico.

L’idea del rivestimento a scaglie: la massima resistenza combinata alla mobilità. Realizzata sulla pelle dei rettili e anche di molti pesci, ma anche nelle armature dei cavalieri medioevali.

L’idea di spiare immobili i piccoli animali e di sorprenderli con un balzo. Lo fanno i gatti e anche le civette. Hanno mai notato quanto i gatti e le civette si assomiglino, con i loro movimenti silenziosi, le teste larghe, orecchi dritti e grandi occhi proiettati in avanti? Ma il biologo si limita a sorridere. Come potrebbero essere simili, dice, quell’uccello e quel mammifero, così lontani sull’albero genealogico dei vertebrati! Giustissimo signor biologo, e tuttavia in ambedue troviamo la stessa medesima idea.


La cecità dei biologi di fronte a questi rapporti deriva da un’antica tradizione, che ha le radici in un pregiudizio aristocratico dei secoli passati. Allora l’unica domanda importante era da chi si discendeva e con chi si era imparentati. In proposito i chimici hanno inventato metodi assolutamente raffinati per stabilire il grado di parentela fra i vari esseri viventi, ricavandolo dal confronto della loro struttura molecolare. I moderni biologi ne sono entusiasti, a me interessa assai poco. La biologia che io ho abbozzato è invece di tipo borghese, non si cura della discendenza, ma si orienta alla domanda: chi può fare che cosa, e con quale tipo di vita, con quale idea si identifica un determinato animale? Parentele elettive sono molto più importanti delle parentele genetiche. Pesci, delfini, pinguini nuotano nell’acqua e hanno corpi di forma simile. Realizzano oggi la medesima idea e tuttavia gli antenati degli uni non hanno mai lasciato l’acqua, quelli degli altri si sono trasferiti sulla terra e i terzi si erano già specializzati per il volo, ma poi preferirono la vita acquatica.

Tutto ciò è ben noto, dissi. E adesso che intende fare?

Completare l’opera della mia vita. Sarà un libro, Teoria delle idee, in due volumi. Il primo, Classificazione delle idee sulla base della zoologia, è già molto avanti, ma pare che il materiale che trovo alla Stazione zoologica di Napoli continui a imporre modifiche al mio schema di classificazione. Saranno sicuramente più di seicento pagine quelle che ho già scritto. Il secondo volume, Abbozzo di una sistematica delle invenzioni, è la parte più originale ed è in stretto rapporto con la mia attività all’Istituto. E’ in gran parte ancora incompiuto. Si tratta di un’esplorazione delle idee non ancora materializzatesi, di quelle idee cioè che finora non hanno trovato realizzazione né in esseri viventi né in strumenti tecnici. Ne derivano naturalmente dei vantaggi finanziari anche per l’Istituto. Loro si domanderanno se è mai possibile scoprire delle idee che finora siano addirittura sfuggite alla gloriosa forza creatrice della natura.

La risposta è un sì, e il fondamento è la tecnica elettronica, che per certi aspetti è superiore alla materia vivente.

Le sembra corretto, chiese Ill, parlare della scoperta di idee non ancora realizzate. Parlare di scoperta è possibile solo di cose che già ci sono.

Legga Platone, rispose Ayala accennando un sorriso.


Dopo altri incontri, i viaggiatori sono approdati a Gerusalemme, dove discutono con un matematico e logico, divenuto commerciante di violini, ed un sacerdote cattolico. “Fleischmann e i violini “
Che cosa mai li porta da queste parti, chiese il padre; chi sono?

Ill sorrise tra sé, ma con lo sguardo rivolto alla mia persona, perché sapeva quanto il sacerdote mi avesse colpito con quella domanda.

Mi concessi del tempo prima di rispondere e riflettei: non vorrà mica sapere dove sono venuto al mondo e come si chiamano i miei genitori. Se ho studiato e dove. Possibile, ma è difficile richiamarlo alla memoria anche per me. Così mi limitai a rispondere: non interessa nessuno chi ero. Né voglio essere come ero prima di mettermi in viaggio e nemmeno come mi vedono quelli che ho abbandonato. Chi sono, lo si vedrà alla fine del viaggio. Cosa mi ha portato fin qui, non lo so. Oppure sì, come lei stesso può vedere, Fleischmann e i suoi violini.(… )

- ….Volevo solo conoscere Fleischmann, lo spiritista.

- Si interessa di spiriti?

- Possibile. In qualsiasi direzione andiamo, sappiamo soltanto dopo dove veramente eravamo diretti, quando guardiamo indietro. Certo, sembra che ora stiamo dirigendoci dove si possono conoscere gli spiriti. Ad esempio nei violini.


Dall’aereoporto di Tel Aviv”, ultima apparente meta del viaggio, i viaggiatori scendono a Fiumicino.

Ill pone la domanda: dove andiamo ora.

In centro, alla stazione Termini e poi sei ore di treno fino a Rovereto.

Proprio a Rovereto, dice Ill, che ci dobbiamo fare?

In un palazzo rococò abitano tre saggi, che meditano sul pensiero, con un acume maggiore di chiunque altro negli ultimi due secoli ci abbia mai pensato.

Ma io non voglio andare a Rovereto, disse Ill, voglio scendere a Verona.

Bene, possiamo fermarci a Verona. Rovereto non è lontana e poi decideremo che fare. D’accordo, disse Ill
Fine”.

Tutto l’interessante è tra le righe”.



lettura a cura di Daniela Selvatico

nota a cura di Donata Loss
Rovereto, 16 dicembre 2011


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