Verso la liberazione interiore


– Amburgo, 15 Settembre 1956



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4 – Amburgo, 15 Settembre 1956


Domanda: La maggior parte di noi resta presa nella routine del lavoro e si annoia, ma il nostro sostentamento dipende da essa. Perché non siamo in grado di essere felici nel nostro lavoro?

KRISHNAMURTI: Sicuramente, la civiltà moderna sta facendo fare a molti di noi un lavoro che, come individui, non ci piace affatto. La società, com’è costituita attualmente, essendo basa­ta sulla competizione, sulla crudeltà, sulla guerra, necessita, di­ciamolo, di ingegneri e scienziati. Sono richiesti ovunque, in ogni parte del mondo, perché possono sviluppare ulteriormente gli strumenti di guerra e rendere la nazione più efficien­te nella sua crudeltà. Così, l’educazione è ampiamente dedica­ta a fare dell’individuo un ingegnere o uno scienziato, che egli sia idoneo a ciò o no. L’uomo che viene educato come inge­gnere può non voler esserlo effettivamente. Può voler essere un pittore, un musicista, o chissà che altro. Ma le circostanze – l’educazione, la tradizione familiare, le esigenze della società, e via dicendo – lo costringono a specializzarsi come ingegnere. Abbiamo creato, dunque, una routine in cui la maggior parte di noi resta presa, e allora siamo frustrati, tristi, infelici, per il resto della vita. Lo sappiamo tutti.
Si tratta, fondamentalmente, di una questione di educazione, non è vero? E siamo in grado di determinare un’educazione d’altro tipo, in cui ciascuno, così l’insegnante come lo studente, ami quello che fa? Ami –Intendo esattamente questa parola. Ma voi non potete amare quello che fate se lo usate tutto il tempo come uno strumento di successo, potere, posizione, prestigio.
Di sicuro, com’è costituita attualmente, la società produce degli individui che sono del tutto annoiati, che restano presi nella routine di ciò che fanno. Così, occorrerà una tremenda rivo­luzione – vero? – nell’educazione e in tutto il resto, per determinare delle condizioni ambientali totalmente diverse – condizioni che aiuteranno gli studenti, i bambini a crescere in ciò che amano veramente.
Data la situazione, dobbiamo rassegnarci alla routine, alla noia, e così tentiamo di fuggire in svariate maniere. Mediante gli svaghi, mediante la televisione o la radio, per mezzo dei li­bri, della cosiddetta religione; e le nostre vite, quindi, si fanno molto superficiali, vuote, insignificanti. Questa superficialità, a sua volta, porta con sé l’accettazione dell’autorità, che ci dà una sensazione di universalità, di potere, di posizione. Nell’in­timo sappiamo tutto ciò, ma è molto difficile staccarsene del tutto, perché per farlo occorre non il solito sentimentalismo, ma pensiero, energia, duro lavoro.
Se vogliamo, dunque, creare un mondo nuovo – e di certo voi dovete volerlo, dopo queste guerre terribili, dopo la miseria, i terrori che gli esseri umani hanno sopportato – allora dovrà es­serci una rivoluzione religiosa in ciascuno di noi, una rivolu­zione che determinerà una nuova cultura e una religione del tutto nuova, non la religione dell’autorità, del clericalismo, del dogma e del rituale. Per creare una società completamente diversa, questa rivoluzione religiosa deve avvenire – una rivolu­zione all’interno dell’individuo e non, all’esterno, il terribile spargimento di sangue che provoca soltanto una tirannia maggiore, miseria e paura maggiori. Se dobbiamo creare un mon­do nuovo – nuovo in un senso totalmente differente – allora deve essere il nostro mondo, non il mondo tedesco, o russo, o hindù, poiché siamo tutti degli esseri umani, e la terra è nostra.
Ma, sfortunatamente, sono pochi quelli profondamente sensibili al riguardo, perché ciò richiede amore, non sentimentali­smo o emotività. L’amore è difficile da trovare, e l’uomo che è sentimentalmente emotivo generalmente è crudele. Per determinare una cultura totalmente diversa, a me sembra che debba avvenire in ciascuno di noi questa rivoluzione religiosa, il che significa che ci vuole libertà, non solo da tutti i credo e i dogmi, ma anche dall’ambizione personale e dall’attività egocen­trica. Solo allora, sicuramente, potrà esserci un mondo nuovo.



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