Verso la liberazione interiore


– Nuova Delhi, 19 Dicembre 1948



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6 – Nuova Delhi, 19 Dicembre 1948


Domanda: Il matrimonio è una parte necessaria di qualsiasi so­cietà organizzata, tuttavia lei sembra contrario a questa istituzio­ne. Che cosa dichiara? Spieghi, per favore, anche il problema del sesso. Perché è diventato, con la guerra, il problema più urgente del nostro tempo?

KRISHNAMURTI: Fare una domanda è facile, il difficile è l’anali­si attenta del problema stesso, che racchiude la risposta. Per comprendere questo problema, dobbiamo vederne le enormi implicazioni. Ciò è difficile, perché il tempo a nostra disposi­zione è limitato; io dovrò essere breve e se voi non seguite con attenzione, potreste non essere in grado di comprendere. In­daghiamo il problema, non la risposta, perché la risposta è nel problema, non ne è separata. Più comprendo il problema, più chiaramente vedo la risposta. Se cercate soltanto una risposta, non la troverete, perché sarete alla ricerca di una risposta sepa­ratamente dal problema.

Prendiamo in considerazione il ma­trimonio, ma non teoricamente o come ideale, il che è piutto­sto assurdo; non idealizziamolo, guardiamolo per quello che è, poiché allora facciamo qualcosa al riguardo. Se lo dipingete rosa, non potete agire; ma se lo guardate e lo vedete esattamente com’è, allora forse sarete in grado di agire.


Ora, che cosa accade di fatto? Quando si è giovani, lo stimolo sessuale, biologico è molto forte e, al fine di arginarlo, avete l’istituzione chiamata matrimonio. C’è, da entrambe le parti, lo stimolo biologico, e così vi sposate e avete dei figli. Vi legate a un uomo o a una donna per il resto della vita, e nel farlo ne ricavate una fonte permanente di piacere, una sicurezza garantita, col risultato che cominciate a disgregarvi; vivete in un ciclo di abitudini, e l’abitudine è disgregazione. Comprendere questo stimolo sessuale, biologico richiede molta intelligenza, ma noi non siamo educati a essere intelligenti. Semplicemente invec­chiamo con l’uomo o con la donna con cui dobbiamo vivere. Mi sposo a 20 o 25 anni, e devo vivere per il resto della vita con una donna che non ho conosciuto. Non ho conosciuto nulla di lei, eppure mi chiedete di vivere con lei per il resto della vita. Lo chiamate matrimonio quello? Man mano che cresco e osservo, la trovo completamente diversa da me; i suoi interessi sono diversi dai miei; a lei interessano i circoli, a me interessa essere serio, o viceversa. E tuttavia abbiamo dei figli – questa è la cosa più singolare. Signori, non guardate le signore sorridendo; è il vostro problema. Ho, così, instaurato un rapporto di cui non conosco il significato; non l’ho né scoperto né compreso.
È solo per l’esigua minoranza che ama che il rapporto coniu­gale ha un significato e, allora, non può spezzarsi; non è una mera abitudine o una convenienza, né si basa sul bisogno ses­suale, biologico. In quell’amore, che è incondizionato, le iden­tità si sono fuse, e in un simile rapporto c’è un rimedio, c’è speranza. Ma per la maggior parte di noi il rapporto coniugale non è fusione. Per fondere due entità separate, voi dovete co­noscere voi stessi e lei deve conoscere se stessa. Il che significa amare. Ma non c’è amore, è un fatto evidente. L’amore è fre­sco, nuovo, non è mera gratificazione, mera abitudine. È incondizionato. Non trattate vostro marito o vostra moglie in questo modo, non è così? Voi vivete nel vostro isolamento, e lei vive nel suo, e avete instaurato le vostre abitudini di piacere sessuale assicurato. Che cosa succede all’uomo che ha un gua­dagno assicurato? Di sicuro, si guasta. Ve ne siete accorti? Os­servate un uomo che abbia un guadagno assicurato e presto vedrete con che rapidità la sua mente si inaridisce. Può avere una posizione importante, può essere ritenuto abile, ma tutta la gioia della vita lo ha abbandonato.
Analogamente, nel matrimonio trovate una fonte permanente di piacere, un’abitudine senza comprensione, senza amore, e siete costretti a vivere in tale stato. Non sto dicendo che cosa dovreste fare, ma guardate, anzitutto, il problema. Pensate che sia giusto? Ciò non significa che dovete liberarvi di vostra mo­glie e cercare un’altra persona. Qual è il significato di questo rapporto? Di certo, amare è essere in comunione con qualcu­no, ma voi siete in comunione con vostra moglie, eccetto a livello fisico? La conoscete, eccetto a livello fisico? Lei vi cono­sce? Non siete forse entrambi isolati, perseguendo ciascuno i propri interessi, le proprie ambizioni, le proprie esigenze, chiedendo all’altro gratificazione, sicurezza economica o psi­cologica? Un rapporto del genere non è affatto un rapporto – è un processo di reciproca chiusura in sé, di necessità psicolo­gica, biologica ed economica – e l’ovvio risultato è il conflitto, la miseria, il fastidio, la paura possessiva, la gelosia, e via di­cendo. Pensate che un tale rapporto produca qualcosa all’in­fuori di brutti bambini e di un brutto sistema di vita?
Pertanto, ciò che conta è vedere l’intero processo, non come qualcosa di brutto, ma come un fatto reale che sta avvenendo proprio sotto il vostro naso, e rendendovene conto, che cosa farete? Non potete lasciarlo così com’è ma, poiché non volete analizzarlo, vi date al bere, alla politica, a una donna dietro l’angolo, a qualcosa che vi porti via da casa e da quella moglie o quel marito che vi infastidisce – e pensate di aver risolto il problema. È la vostra vita, non è così? Quindi, dovete fare qualcosa al riguardo, il che significa che dovete affrontarla; vale a dire, se necessario, dividervi, perché, quando un padre e una madre si rimbrottano e litigano costantemente, pensate forse che la cosa non si ripercuota sui figli?
Dunque, il matrimonio come abitudine, come coltivazione di un piacere abituale, è un fattore deteriorante, perché nell’abi­tudine non c’è amore. L’amore non è abituale; l’amore è qualcosa di gioioso, di creativo, di nuovo. Quindi, l’abitudine è il contrario dell’amore, ma voi siete invischiati in essa e il vostro rapporto abituale con l’altro muore spontaneamente. Tornia­mo, così, alla questione fondamentale, ovvero che la riforma della società dipende da voi, non dalla legislazione. La legisla­zione può solo favorire ulteriore abitudine o conformismo.
Voi, dunque, quale individui responsabili nel rapporto, dovete fare qualcosa – dovete agire, e potete farlo solo quando c’è un risveglio della vostra mente e del vostro cuore. Vedo alcuni di voi fare cenni di assenso col capo, ma il fatto evidente è che non volete assumervi la responsabilità della trasformazione, del cambiamento; non volete affrontare lo sconvolgimento di scoprire come vivere rettamente. E così il problema continua; litigate e tirate avanti, e alla fine morite; e, quando morite, qualcuno piange, non per il compagno, ma per la propria soli­tudine. Continuate immutati, e pensate che siete esseri umani capaci di legiferare, di occupare alte posizioni, di parlare di Dio, di trovare un modo per fermare le guerre, e via dicendo. Non una di queste cose ha un significato, perché non avete ri­solto nessuna delle questioni fondamentali.
L’altra parte del problema, poi, è il sesso e perché il sesso sia diventato così importante. Perché questo stimolo esercita una presa tale su di voi? Ci avete mai pensato? Non ci avete pensato perché non avete fatto altro che indulgere a esso; non avete cer­cato di scoprire perché ci sia questo problema. Signori, perché c’è questo problema? E che cosa succede quando avete a che fare con esso reprimendolo completamente – si sa, l’ideale dei brahmacarya, e via dicendo? – Che cosa succede? È ancora lì. Vi irrita chiunque parli di una donna, e pensate di riuscire a repri­mere completamente lo stimolo sessuale in voi e di risolvere così il vostro problema, ma siete tormentati da esso. È come vivere in una casa e mettere tutte le vostre cose brutte in una stanza, ma esse sono ancora lì. Dunque, non si risolverà il problema con la disciplina – che è sublimazione, repressione, sostituzione – ci avete provato e non è la via d’uscita. Qual è, quindi, la via d’uscita? La via d’uscita è comprendere il problema, e comprendere non è condannare o giustificare. Guardiamolo, allora, in tal modo.
Perché il sesso è diventato un problema così importante nella vostra vita? L’atto sessuale, la sensazione non è forse una condi­zione di oblio di se stessi? Comprendete quello che voglio dire? In quell’atto c’è una completa fusione; in quel momento c’è la cessazione completa d’ogni conflitto; vi sentite supremamente felici perché non provate più il bisogno come entità separata, e non siete logorati dalla paura. Ossia, per un momento si ha la fine dell’autocoscienza e percepite la chiarezza dell’oblio del sé, la gioia dell’assenza del sé. Così, il sesso è diventato importante perché in ogni altra direzione voi vivete una vita di conflitti, di autoesaltazione e di frustrazione. Signori, guardate le vostre vite – politiche, sociali, religiose – vi state sforzando di diventare qualcosa. Politicamente, volete essere potenti, avere una posi­zione, il prestigio. Non volgete lo sguardo verso qualcun altro: non considerate i ministri. Se vi fosse dato tutto quello, fareste la stessa cosa. Dunque, politicamente, vi state sforzando di di­ventare qualcuno, vi state espandendo, non è così? State, quin­di, creando conflitto; non c’è rinuncia, non c’è sacrificio del «me». C’è, al contrario, accentuazione del «me». Lo stesso processo si verifica nel vostro rapporto con le cose, che è possesso di beni e, ancora, nella religione che seguite. Non c’è un senso in ciò che fate, nelle vostre pratiche religiose. Voi semplicemen­te credete, vi attaccate alle etichette, alle parole. Se osservate, vedrete che anche lì non c’è libertà dalla coscienza del «me» come centro. Sebbene la vostra religione dica: «Dimenticati di te stesso», il vostro stesso processo è l’affermazione di voi stessi; voi siete ancora l’entità che conta. Potete leggere la Gita o la Bibbia, ma siete ancora il ministro, lo sfruttatore che succhia il sangue alla gente e costruisce templi.
Così, in ogni campo, in ogni attività, compiacete e valorizzate voi stessi, la vostra importanza, il vostro prestigio, la vostra si­curezza. Quindi, c’è una sola fonte di oblio di sé: il sesso; ecco perché la donna o l’uomo diventano importanti al massimo grado e dovete possederli. Costruite, così, una società che fac­cia valere quel possesso, che ve lo garantisca, e naturalmente il sesso diventa il problema fondamentale quando da qualsiasi altra parte il sé è la cosa importante. E pensate, signori, che si possa vivere in questo stato senza contraddizione, senza miseria, senza frustrazione? Ma quando, onestamente e sinceramente, non si dà alcuna importanza al sé, sia nella religione sia nell’attività sociale, il sesso, allora, ha ben poco significato. È perché temete di non essere nulla – in campo politico, sociale, religioso – che il sesso diventa un problema; ma se in tutte queste cose vi concedeste di farvi più piccoli, di essere di meno, vedreste che il sesso non è assolutamente più un problema.
C’è castità solo quando c’è amore. Quando c’è amore, il pro­blema del sesso finisce; e senza amore, perseguire l’ideale del brahmacarya è un’assurdità, perché l’ideale è irreale. Il reale è ciò che siete, e se non comprendete la vostra mente, il lavorio della vostra mente, non comprenderete il sesso, perché il sesso è una faccenda della mente. Il problema non è semplice. Ri­chiede non semplici pratiche che danno origine ad assuefazio­ne, ma un pensiero enorme e un’indagine circa i vostri rappor­ti con le persone, con i beni e con le idee. Ciò significa che dovete intraprendere un intenso esame del vostro cuore e della vostra mente e realizzare, in tal modo, una trasformazione all’interno di voi stessi. L’amore è casto, e quando c’è amore, e non la semplice idea della castità creata dalla mente, allora il sesso ha perduto il suo problema e ha un significato del tutto differente.



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