Verso la liberazione interiore



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11 ­– Ojai, 4 Agosto 1955


Domanda: Lei ha detto che tutti gli impulsi sono in sostanza uguali. Intende dire che l’impulso dell’uomo che è alla ricerca di Dio non è diverso da quello dell’uomo che va in cerca di donne o si dà al bere?

KRISHNAMURTI: Non tutti gli impulsi sono simili, ma sono tutti impulsi. Tu puoi avere un impulso verso Dio, e io posso avere un impulso a ubriacarmi, ma siamo entrambi costretti, spinti – tu in una direzione, io in un’altra. La tua direzione è rispettabi­le, la mia non lo è; al contrario, io sono antisociale. Ma l’eremi­ta, il monaco, la persona cosiddetta religiosa la cui mente è dedita alla virtù, a Dio, è essenzialmente uguale all’uomo la cui mente è dedita agli affari, alle donne, al bere, perché entrambi sono dediti a qualcosa. Capite? L’uno ha un’utilità sociologica, mentre l’altro, l’uomo la cui mente è intenta al bere, è socialmente inadeguato. Voi giudicate, dunque, da un punto di vista sociale, giusto? L’uomo che si ritira in un monastero e prega dal mattino alla sera, dedicando al giardinaggio una parte della giornata, la cui mente è completamente dedita a Dio, alla peni­tenza, all’autodisciplina, all’autocontrollo – costui viene da voi considerato una persona santissima, l’uomo più straordinario. Mentre dell’uomo che segue gli affari, che manipola valori in Borsa ed è intento tutto il tempo a far denaro, di lui dite: «Bene, è un uomo normale, come noi altri». Ma entrambi sono dediti a qualcosa. Per me, non è importante sapere con che cosa la mente si tiene occupata. Un uomo la cui mente si tenga occupata con Dio, non troverà mai Dio, perché Dio non è qualcosa con cui tenere occupata la mente; è l’ignoto, l’incommensurabile. Non potete tenervi occupati con Dio. Questo è un modo a buon mercato di pensare a Dio.
Quello che conta non è sapere con che cosa la mente si tiene occupata, ma sapere che è occupata, che lo sia con la cucina, con i bambini, col divertimento, col tipo di cibo che avrete, o con la virtù, con Dio. Deve la mente essere occupata? Seguite? Può mai una mente occupata vedere qualcosa di nuovo, qualcosa all’infuori della sua occupazione? E che cosa accade alla mente se non è occupata? Capite? C’è una mente se non c’è occupazione? Lo scienziato è intento ai suoi problemi tecnici, alla sua meccanica, alla sua matematica; allo stesso modo, la casalinga è impegnata in cucina o col bambino. Siamo tutti così timorosi di non essere occupati, timorosi delle implicazioni sociali. Se non si fosse occupati, ci si potrebbe scoprire quali si è; l’occupazione, dunque, diventa una fuga da ciò che si è.
La mente deve, dunque, essere eternamente occupata? Ed è possibile che non ci sia alcuna occupazione della mente? Per favore, vi sto ponendo una domanda a cui non c’è risposta, perché voi dovete scoprirla, e quando la scoprirete, vedrete la cosa straordinaria accadere.
È molto interessante scoprire per conto proprio come si tenga occupata la mente. L’artista è occupato con la propria arte, col proprio nome, col proprio progresso, con la mescolanza dei colori, con la fama, con la notorietà; l’uomo di scienza è occu­pato con la propria conoscenza; e l’uomo che ricerca la cono­scenza di sé, è occupato con quella, tentando, come una piccola formica, di essere consapevole d’ogni pensiero, d’ogni movimento. Sono tutti uguali. E solo la mente totalmente sgombra, per intero vuota – è solo una simile mente che può ricevere qualcosa di nuovo, in cui non c’è occupazione. Ma quella cosa nuova non può scaturire fintanto che la mente è occupata.



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