Verso la liberazione interiore


– Colombo, 8 Gennaio 1950



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13 – Colombo, 8 Gennaio 1950


Domanda: Prego Dio e le mie preghiere vengono esaudite. Non è questa una prova dell’esistenza di Dio?

KRISHNAMURTI: Se avete la prova dell’esistenza di Dio, allora non si tratta di Dio (risata), perché la prova appartiene alla mente. Come può la mente dimostrare o confutare Dio? Il suo dio, dunque, è una proiezione della mente conforme alla sua soddisfazione, al suo appetito, alla sua felicità, al suo piacere o alla sua paura. Una cosa simile non è Dio, ma semplicemente una creazione del pensiero, una proiezione del conosciuto, che è passato. Ciò che lei conosce non è Dio, per quanto la mente possa cercarlo, possa essere attiva nella ricerca di Dio.
Chi pone la domanda sostiene che le sue preghiere sono esau­dite e chiede se questa non sia una prova dell’esistenza di Dio. Volete forse una prova dell’amore? Quando amate qualcuno, cercate una prova? Se chiedete una prova d’amore, è amore quello? Se amate vostra moglie, vostro figlio, e volete una prova, allora l’amore è senz’altro un contratto. Così, la vostra preghiera a Dio è un mero contrattare (risata). Non eludete la fac­cenda ridendo, guardatela seriamente, come fatto. Chi pone la domanda si accosta a ciò che egli chiama Dio mediante l’im­plorazione e la supplica. Non potete trovare la realtà mediante il sacrificio, mediante il dovere, mediante la responsabilità, perché questi sono mezzi per raggiungere un fine, e il fine non è diverso dai mezzi. I mezzi sono il fine.
L’altra parte della domanda è: «Io prego Dio, e le mie preghiere vengono esaudite». Esaminiamola. Che cosa intendete per preghiera? Pregate forse quando siete gioiosi, quando sie­te felici, quando non c’è confusione, tormento alcuno? Pregate quando c’è tormento, quando c’è turbamento, paura, agita­zione, e la vostra preghiera è implorazione, supplica? Quando siete infelici, volete che qualcuno vi aiuti, che un’entità più elevata vi dia una mano, e quel processo d’implorazione in forme diverse viene chiamato preghiera. Che cosa accade, dunque? Allungate il vostro piattino delle elemosine verso qualcuno; non ha importanza di chi si tratti – un angelo, o la vostra proiezione che chiamate Dio. Non appena mendicate, avete qualcosa – ma che quel qualcosa sia reale o no è una fac­cenda diversa. Volete che la vostra confusione, i vostri tormenti si risolvano e, così, pronunciate le vostre frasi tradizio­nali, date sfogo alla vostra devozione, e la ripetizione costante, ovviamente, fa sì che la mente s’acquieti. Ma non è quiete quella – la mente è soltanto offuscata e messa a dormire. In quella quiete indotta, quando c’è imploraz’i’one, c’è una rispo­sta. Ma non è affatto una risposta da Dio –,deriva dalla vostra elaborata proiezione. Ecco la risposta alla domanda. Ma voi non volete indagare su tutto ciò; è per questo che viene posta la domanda. La vostra preghiera è implorazione – non vi inte­ressa che ottenere una risposta alla vostra preghiera, perché volete liberarvi della preoccupazione. Qualcosa vi tormenta il cuore e, pregando, vi fate ottusi e quieti. In quella quiete arti­ficiale c’è una risposta – ovviamente soddisfacente, altrimenti la respingereste. La vostra preghiera è appagante e, quindi, è ciò che voi stessi avete creato. È la vostra proiezione che vi soccorre – questa è un tipo di preghiera.

Poi c’è la preghiera di tipo deliberativo, per acquietare la mente, per renderla ri­cettiva, aperta. Come può la mente essere aperta quando è condizionata dalla tradizione, dal bagaglio del passato? L’apertura implica la comprensione, la capacità di seguire l’imponderabile. Quando la mente si attacca, si tiene stretta a una credenza, non può essere aperta. Quando viene delibera­tamente aperta qualsiasi risposta essa riceva è, ovviamente, una proiezione di se stessa. Solo quando la mente è decondi­zionata, quando sa come affrontare ogni problema, comunque esso sorga – solo allora non c’è più un problema. Finché con­tinua, il bagaglio del passato crea inevitabilmente un proble­ma; finché c’è continuità, agitazione e tormento non possono che essere sempre in aumento. La ricettività è la capacità di essere aperti, senza condanna o giustificazione a «ciò che è»; ed è ciò da cui cercate di fuggire per mezzo della preghiera.





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