Verso la liberazione interiore


– Bombay, 10 Febbraio 1954



Scaricare 0.59 Mb.
Pagina22/48
28.03.2019
Dimensione del file0.59 Mb.
1   ...   18   19   20   21   22   23   24   25   ...   48

14 – Bombay, 10 Febbraio 1954


Domanda: Nei momenti di grande angoscia e di sconforto, mi abbandono senza sforzo a Lui, senza conoscerLo. Ciò disperde il mio sconforto; altrimenti sarei distrutto. Che cos’è questo ab­bandono, e si tratta di un processo errato?

KRISHNAMURTI: Una mente che si abbandoni deliberatamente a qualcosa d’ignoto adotta un procedimento errato, come l’uomo che coltivi deliberatamente amore, umiltà, quando non abbia né amore, né umiltà. Se, quando sono violento, cerco di diven­tare non-violento, continuo a esser tale. Se pratico l’umiltà, è umiltà? È soltanto rispettabilità, non è umiltà. Ne vedete la ve­rità, signori? Non sorridete, dicendo: «Com’è intelligente que­sta asserzione». Non è intelligente. Un uomo che deliberatamente si convinca a essere buono, che si abbandoni a qualcosa che egli chiama Dio, o a Lui, lo fa di proposito, volontariamen­te, mediante un atto di volontà. Un abbandono del genere non è abbandono, è oblio di sé, è una sostituzione, un surrogato, una fuga; è come ipnotizzarsi, come assumere una droga, o come ri­petere parole prive di senso.
Penso che esista un abbandono non deliberato, del tutto spon­taneo, non richiesto. Quando la mente esige qualcosa, non si tratta di abbandono. Quando la mente esige la pace, quando essa dice: «Amo Dio, e vado in cerca dell’amore di Dio», non è amore. Ogni attività intenzionale della mente è la continuità di essa, e ciò che ha continuità è nel tempo. E solo nella cessazione del tempo che può sussistere l’esistenza della realtà. La mente non può abbandonarsi. Tutto quel che può fare è esser tranquilla, ma quella tranquillità non può aver origine se c’è lo sconfor­to, o se c’è la speranza. Se comprendete il processo dello sconforto, se la mente vede il pieno significato dello sconforto, ne vedrete la verità. Siete per forza disperati quando volete qualcosa e non potete ottenerla – che sia un’automobile, una donna, Dio: si equivalgono. Non appena volete qualcosa, il vo­lere stesso è l’inizio dello sconforto. Sconforto significa frustra­zione. Sareste appagati se otteneste ciò che volete, e giacché non potete ottenerlo, dite: «Devo abbandonarmi a Dio». Se ot­teneste ciò che volete, sareste perfettamente appagati; solo che quell’appagamento finisce presto e voi andate in cerca di qualcos’altro. Cambiate, dunque, costantemente l’oggetto del vo­stro appagamento; ciò porta con sé la propria ricompensa, la propria pena, le proprie sventure, il proprio piacere.
Se comprendete che qualsiasi tipo di desiderio porta con sé frustrazione, sconforto, e quindi il conflitto duale della speran­za; se ne vedete davvero la realtà; se, senza dire: «Come devo fare per trovarmi in un tale stato?» vedete soltanto che il desi­derio favorisce la sofferenza, allora proprio il vederlo compor­ta l’azzittirsi del desiderio. Essendo puramente, semplicemen­te consapevoli, nell’assenza di scelta, che la mente è chiassosa, in costante moto, in costante lotta, proprio quella consapevo­lezza provoca la fine di quel chiasso, senza possibilità di scelta. La cosa importante è la consapevolezza, non il cacciar via lo sconforto, non il silenzio. L’intelligenza pura è quello stato della mente in cui c’è consapevolezza, in cui non c’è scelta, in cui la mente tace. Solo in quello stato di silenzio c’è l’«essere»; ha vita quella realtà, quella stupefacente creatività senza tempo.



Condividi con i tuoi amici:
1   ...   18   19   20   21   22   23   24   25   ...   48


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale