Verso la liberazione interiore


– Bombay, 20 Febbraio 1955



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18 – Bombay, 20 Febbraio 1955


Domanda: Che cos’è questa conoscenza di sé di cui lei parla, e come posso acquisirla? Qual è il punto di partenza?

KRISHNAMURTI: Ora, per favore, ascoltate con attenzione, perché vi siete fatti delle idee strane sulla conoscenza di sé – che per ottenerla dobbiate esercitarvi, dobbiate meditare, dobbia­te fare ogni genere di cose. È molto semplice, signori. Il primo passo è l’ultimo nella conoscenza di sé, l’inizio è la fine. Il pri­mo passo è ciò che conta perché non è cosa che possiate ap­prendere da un altro. Nessuno può insegnarvela, dovete sco­prirla da soli; deve essere una vostra scoperta, e quella scoperta non è qualche cosa di tremendo, di assurdo; è sempli­cissima. In fin dei conti, conoscere voi stessi è osservare la vo­stra condotta, le vostre parole, quel che fate in tutti i rapporti quotidiani; questo è tutto. Cominciate con ciò e vedrete come sia straordinariamente difficile essere consapevoli, anche solo osservare il vostro modo di comportarvi, le parole che usate col vostro domestico, col vostro capo, l’atteggiamento che avete nei confronti della gente, verso le idee e le cose. Esaminate i vostri pensieri, i vostri moventi nello specchio del rapporto e vedrete che, nel momento in cui osservate, volete correggere, dite: «Questo è bene, questo è male. Devo fare questo e non quello». Quando vi vedete nello specchio del rapporto, il vo­stro è un approccio di condanna o di giustificazione e, quindi, distorcete ciò che vedete. Mentre se osservate semplicemente in quello specchio il vostro atteggiamento nei riguardi della gente, verso le idee e le cose, se vedete soltanto il fatto senza giudizio, senza condanna o accettazione, allora scoprirete che quella stessa percezione ha la propria azione. Quello è l’inizio della conoscenza di sé.
Guardare voi stessi, osservare ciò che fate, ciò che pensate, quali sono i vostri moventi e incentivi e ciò nonostante non condannare o giustificare, è una cosa straordinariamente diffi­cile a farsi, perché tutta la vostra cultura si basa sulla condan­na, sul giudizio e sulla valutazione; siete stati educati a furia di «Fai questo, e non quello». Ma se siete in grado di guardare nello specchio del rapporto senza suscitare l’opposto, allora scoprirete che non c’è limite alla conoscenza di sé.
Vedete, l’indagine sulla conoscenza di sé è un movimento verso l’esterno che, più tardi, si volge all’interno. Dapprima guardia­mo le stelle e poi ci guardiamo dentro. Allo stesso modo, cer­chiamo la realtà, Dio, la sicurezza, la felicità, nel mondo oggetti­vo, e quando non la troviamo lì, ci volgiamo all’interno. Questa ricerca del Dio interiore, del sé supremo, o di quel che volete, cessa del tutto tramite la conoscenza di sé, e allora la mente si fa estremamente quieta, non per mezzo della disciplina, ma soltanto attraverso la comprensione, l’osservazione, l’essere consa­pevole di se stessa, in ogni minuto, senza alternativa. Non dite: «Devo essere consapevole, ogni minuto», perché quella è soltanto un’altra manifestazione della nostra stupidità allorquan­do vogliamo ottenere qualcosa, quando vogliamo raggiungere uno stato particolare. Ciò che importa è essere consapevoli di voi stessi e continuare a esserlo senza accumulazione, perché non appena accumulate, da quel centro voi giudicate. La cono­scenza di sé non è un processo d’accumulazione; è un processo di scoperta, di momento in momento, nel rapporto.



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