Verso la liberazione interiore



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20 – Bombay, 25 Marzo 1956


Domanda: Ascoltandola, si percepisce che lei ha letto moltissimo ed è anche direttamente consapevole della realtà. Se è così, allora perché condanna l’acquisizione di conoscenza?

KRISHNAMURTI: Vi dirò perché. È un viaggio che va intrapreso da soli, e non si può viaggiare da soli se si ha per compagna la conoscenza. Se avete letto la Gita, le Upanisad e la moderna psicologia, se avete immagazzinato le informazioni degli esper­ti su di voi, e ciò che essi dicono è quello che dovreste sforzarvi di ottenere, ebbene, una simile conoscenza è un ostacolo. Il tesoro non è nei libri, ma sepolto nella vostra mente, ed essa soltanto può portarlo alla luce. Avere la conoscenza di se stessi è conoscere le vie della propria mente, essere consapevoli delle sue sottigliezze, con tutte le loro implicazioni, e per questo non dovrete leggere neanche un libro. In verità, io non ho letto niente di tutto ciò. Forse, da ragazzo, o da giovane, ho casualmente dato un’occhiata a qualcuno dei libri sacri, ma non li ho mai studiati. Non voglio studiarli; sono noiosi, perché il tesoro è altrove. Il tesoro non è nei libri, e nemmeno nel vostro guru; è in voi stessi, e la chiave è la comprensione della vostra mente. Dovete comprendere la vostra mente, non secondo Pa­tanjali, o secondo qualche psicologo che sia abile a spiegare le cose, ma guardando in voi stessi, osservando l’operato della vostra mente – non solo la mente conscia, ma anche i livelli profondi dell’inconscio. Se osservate la vostra mente, se giocate con essa, se la guardate quando è spontanea, libera, vi rive­lerà tesori indicibili, e allora sarete al di sopra d’ogni libro. Ma anche ciò richiede moltissima attenzione, vigore, un’intensità di ricerca – non il dilettantismo delle spiegazioni oziose. La mente, dunque, deve essere libera dalla conoscenza, perché una mente che è intenta alla conoscenza non può mai portare alla luce «ciò che è».



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