Verso la liberazione interiore



Scaricare 1.17 Mb.
Pagina36/48
28.03.2019
Dimensione del file1.17 Mb.
1   ...   32   33   34   35   36   37   38   39   ...   48

La tempesta nella mente


La nebbia era durata per tutto il giorno e, verso sera, come di­radò, il vento si levò da oriente – un vento secco, rigido, che buttava giù le foglie morte e seccava la terra. Era una notte burrascosa e minacciosa; il vento si era intensificato, la casa ci­golava e dagli alberi i rami andavano spezzandosi. Il mattino seguente l’aria era così tersa che quasi potevi toccare le montagne. Il caldo era tornato col vento ma, quando questo cessò nel tardo pomeriggio, dal mare avanzò di nuovo la nebbia.
Com’è straordinariamente bella e ricca la terra! Non viene mai a noia. Gli alvei secchi sono colmi di esseri viventi: la ginestra spinosa, i papaveri, gli alti girasoli gialli. Sui macigni ci sono le lucertole; un serpente reale dalle spire marroni e bianche prende il sole, la lingua nera saettante e, oltre il burrone, un cane abbaia dando la caccia a un citello o a un coniglio.
La contentezza non è mai il risultato della soddisfazione, del conseguimento o del possesso delle cose. Non nasce dall’azio­ne o dall’inazione. Giunge con la pienezza di «ciò che è», non nel mutamento di esso. Ciò che è pieno non ha bisogno di mu­tamento, di cambiamento. E l’incompleto in cerca di farsi completo che prova l’agitazione della scontentezza e del cam­biamento. Il «ciò che è» è l’incompleto, non è il completo. Il completo è irreale e il perseguimento dell’irreale è la sofferen­za della scontentezza che non può essere mai alleviata. Lo sfor­zo stesso di alleviare quella sofferenza è la ricerca dell’irreale da cui sorge la scontentezza. Non c’è via d’uscita dalla scon­tentezza. Essere consapevoli della scontentezza è essere consa­pevoli di «ciò che è», e nella pienezza di esso si ha uno stato che può essere chiamato contentezza. Non ha un opposto.
La casa dominava la vallata e la cima più alta delle montagne lontane splendeva nel tramonto. La sua massa rocciosa pareva appesa al cielo e accesa dall’interno e, nella stanza che si oscu­rava, la bellezza di quella luce era al di là d’ogni misura.
Era un uomo piuttosto giovane, appassionato e alla ricerca.
«Ho letto parecchi libri sulla religione e sulle pratiche religio­se, sulla meditazione e sugli svariati metodi proposti al fine di attingere il supremo. Un tempo fui attratto dal comunismo, ma presto scoprii che era un movimento regressivo, nonostan­te vi appartenessero molti intellettuali. Fui anche attirato dal cattolicesimo. Alcune delle sue dottrine mi piacevano e, per qualche tempo, pensai di diventare cattolico; ma, un giorno, mentre discorrevo con un sacerdote molto dotto, mi accorsi improvvisamente di quanto il cattolicesimo fosse simile alla prigione del comunismo. Nel corso delle mie peregrinazioni, come un marinaio a bordo di una carretta, giunsi in India e vi trascorsi quasi un anno, pensando di farmi monaco, ma ciò era un eccessivo ritiro dalla vita e troppo idealisticamente irreale. Tentai di vivere da solo allo scopo di meditare, ma anche que­sto giunse alla fine. Dopo tutti questi anni mi sembra ancora di essere totalmente incapace di controllare i miei pensieri ed è di questo che voglio parlare. Ovviamente ho altri problemi, il sesso e via dicendo ma se fossi pienamente padrone dei miei pensieri allora potrei riuscire a dominare i miei desideri e i miei stimoli cocenti».
Controllare il pensiero condurrà all’acquietarsi del desiderio o solamente alla sua soppressione che, a sua volta, cagionerà al­tri e più profondi problemi?
«Ovviamente lei non è del parere di cedere al desiderio. Il de­siderio è il modo d’essere del pensiero e nei miei sforzi di con­trollare il pensiero avevo sperato di soggiogare i miei desideri. Essi devono essere o soggiogati o sublimati, ma anche per essere sublimati devono, dapprima, essere messi a freno. La maggior parte dei maestri afferma che i desideri devono essere trascesi e prescrive svariati metodi per ottenere ciò».
Indipendentemente da quanto gli altri hanno detto, che ne pensa lei? Il mero controllo del desiderio risolverà forse i tanti pro­blemi del desiderio? La repressione o la sublimazione del desi­derio ne cagionerà forse la comprensione, o la libererà da esso? Per mezzo di occupazioni, religiose o d’altro genere, la mente può essere disciplinata a ogni ora del giorno, ma una mente oc­cupata non è una mente libera e, senza dubbio, è solo la mente libera che può essere consapevole della creatività senza tempo.
«Non c’è libertà nel trascendere il desiderio?» Che cosa intende con trascendere il desiderio?
«Per la realizzazione della propria felicità e anche del supremo è necessario non essere guidati dal desiderio, non essere invi­schiati nella sua agitazione e confusione. Per avere sotto con­trollo il desiderio è indispensabile una qualche forma di sog­giogamento. Anziché perseguire le cose futili della vita, quello stesso desiderio può ricercare il sublime».
Si può cambiare l’oggetto del desiderio da una casa alla cono­scenza, dall’inferiore al supremo stesso, ma è sempre attività del desiderio, non è così? Si può non volere il riconoscimento mondano, ma il desiderio di attingere il paradiso è comunque il perseguimento del miglioramento. Il desiderio è sempre in cerca di appagamento, di conseguimento, ed è questo movi­mento del desiderio che deve essere compreso, non allontanato o represso. Senza comprendere le modalità del desiderio, il mero controllo del pensiero ha una scarsa importanza.
«Ma devo ritornare al punto da cui sono partito. La concen­trazione è necessaria perfino per comprendere il desiderio e in ciò sta tutta la mia difficoltà. Mi sembra di non riuscire a con­trollare i miei pensieri; errano ovunque, rovesciandosi gli uni sugli altri. Non c’è un singolo pensiero che sia dominante e continuo fra tutti i pensieri non pertinenti».
La mente è come una macchina che lavora giorno e notte, fa­cendo baccano, eternamente attiva, addormentata o sveglia che sia. È veloce e incessante come il mare. Un’altra parte di questo intricato e complesso meccanismo cerca di controllare l’intero movimento e, in tal modo, comincia il conflitto tra desideri, sti­moli contrapposti. Uno può essere chiamato il sé superiore e l’altro il sé inferiore, ma entrambi appartengono alla sfera della mente. L’azione e la reazione della mente, del pensiero sono quasi simultanee e pressoché automatiche. Tutto questo processo conscio e inconscio di accettazione e rifiuto, di adattamento e lotta per essere liberi è estremamente rapido. Così la domanda non è come controllare questo complesso meccani­smo, dato che il controllo cagiona attrito e disperde solamente energia, bensì: può questa mente velocissima rallentare?
«Ma come?»
Se è lecito farlo notare, signore, il problema non è il «come». Il «come» produce solamente un risultato, uno scopo privo di una qualche importanza e, una volta che esso sia stato raggiun­to, comincerà un’altra ricerca di un altro scopo desiderabile, con la sua miseria e il suo conflitto.
«Che cosa si deve fare, allora?»
Lei non sta ponendo la domanda giusta, non è così? Lei non sta scoprendo da solo la verità o la falsità del rallentamento della mente, ma è interessato a conseguire un risultato. Conse­guire un risultato è relativamente facile, non è così? È possibi­le per la mente rallentare senza frenare?
«Che cosa intende con rallentare?»
Quando si sta andando a grande velocità in macchina, il pae­saggio vicino è una macchia confusa; è soltanto a passo d’uo­mo che si possono osservare nei particolari gli alberi, gli uccelli e i fiori. La conoscenza di sé giunge con il rallentamento della mente, ma ciò non significa forzare la mente a essere len­ta. La costrizione non fa che favorire la resistenza e nel rallen­tamento della mente non vi deve essere spreco di energia. È così, non è vero?
«Credo di cominciare a capire che lo sforzo che si fa per con­trollare il pensiero è sprecato, ma non comprendo che altro vada fatto».
Non siamo arrivati ancora al problema dell’azione, giusto? Stiamo cercando di capire che è importante che la mente ral­lenti, non stiamo esaminando come rallentarla. Può la mente rallentare? E quando accade ciò?
«Non saprei, non ci ho mai pensato prima d’ora».
Non si è accorto, signore, che mentre sta osservando qualcosa la mente rallenta? Quando guarda quella macchina che si muove lungo la strada, laggiù, o guarda attentamente un og­getto fisico, la sua mente non funziona forse più lentamente? Guardare, osservare rallenta la mente. Guardare una figura, un’immagine, un oggetto aiuta a calmare la mente, e così la ri­petizione di una frase. Ma, in tal caso, diventano molto importanti l’oggetto o la frase e non il rallentamento della mente e ciò che viene conseguentemente scoperto.
«Sto seguendo ciò che lei spiega e c’è una consapevolezza della quiete della mente».
Guardiamo mai veramente qualcosa oppure frapponiamo tra l’osservatore e l’osservato uno schermo di svariati pregiudizi, valori, giudizi, confronti, condanne?
«È pressoché impossibile non avere questo schermo. Non penso di essere in grado di osservare in un modo inviolato».
Se è lecito suggerirlo, non si blocchi con le parole o con una conclusione, positiva o negativa. Può esservi osservazione sen­za questo schermo? Per mettere la cosa diversamente: c’è at­tenzione quando la mente è occupata? È solo la mente non oc­cupata che può fare attenzione. La mente è lenta, pronta quando c’è vigilanza, che poi è l’attenzione di una mente non occupata.
«Sto cominciando a sperimentare ciò che lei dice, signore».
Esaminiamolo un po’ oltre. Se non c’è valutazione, nessuno schermo tra l’osservatore e l’osservato, c’è forse una separazio­ne, una divisione fra essi? L’osservatore non è forse l’osservato?
«Mi spiace, non la seguo».
Il diamante non può essere separato dalle sue qualità, giusto? Il sentimento dell’invidia non può essere separato da chi lo sperimenta, sebbene esista una divisione illusoria che provoca conflitto e in tale conflitto la mente resti invischiata. Quando questa falsa separazione scompare c’è una possibilità di libertà e solo allora la mente è calma. È solo quando colui che sperimenta si è acquietato che c’è il movimento creativo del reale.



Condividi con i tuoi amici:
1   ...   32   33   34   35   36   37   38   39   ...   48


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale