Verso la liberazione interiore


IV – Diari, dettati e lettere



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IV – Diari, dettati e lettere

Una sensibilità per ogni essere vivente


C’è un albero presso il fiume e siamo stati a guardarlo giorno dopo giorno, per diverse settimane, all’approssimarsi dell’al­ba. Man mano che il sole sorge lentamente all’orizzonte, sopra gli alberi, questo albero speciale si fa tutto a un tratto dorato. Le foglie rilucono tutte di vita e, mentre lo si osserva, nel suc­cedersi delle ore, quell’albero, il cui nome non ha importanza – ciò che conta è quel bell’albero – pare che un valore straor­dinario si diffonda ovunque sulla terra, sopra il fiume. E, mentre il sole si leva un po’ più in alto, le foglie cominciano a tremare, a danzare. E ogni ora sembra conferire a quell’albero una caratteristica diversa. Prima del sorgere del sole gli appar­tiene una cupezza calma, remota, piena di dignità. Sul far del giorno le foglie illuminate danzano, suscitando quella partico­lare sensazione di grande bellezza. A mezzogiorno la sua om­bra si è infittita e ci si può sedere protetti dal sole, senza mai sentirsi soli, con l’albero come compagno. Quando ci si siede, c’è un rapporto di profonda, costante sicurezza e una libertà che solo gli alberi possono conoscere.
Verso sera, quando i cieli occidentali sono illuminati dal sole che declina, l’albero si fa gradualmente cupo, oscuro, chiuden­dosi su se stesso. Il cielo è diventato rosso, giallo, verde, ma l’albero resta silenzioso, celato e riposa durante la notte.
Se si instaura un rapporto con esso, allora si ha un rapporto con il genere umano. Si è responsabili, in questo caso, di quell’albero e degli alberi del mondo. Ma se non si ha alcun rapporto con gli esseri viventi su questa terra, si può perdere qualunque rapporto si abbia con l’umanità, con gli esseri uma­ni. Non analizziamo mai in profondità il valore di un albero; non lo tocchiamo mai veramente, sentendone la solidità, la corteccia ruvida; né udiamo il suono che è parte di esso. Non il suono del vento tra le foglie, non la brezza di un mattino che le agita, bensì il suono suo proprio, il suono del tronco e quello muto delle radici. Si deve essere straordinariamente sensibili per udire il suono. Esso non è il chiasso del mondo, non il ru­more del chiacchierio della mente, non la volgarità delle di­spute e della guerra umane, bensì il suono in quanto parte dell’universo.
È strano che si abbia un rapporto così limitato con la natura, con gli insetti e con la rana saltellante, con il gufo che lancia i suoi richiami alla compagna, fra le colline. Non sembra mai che si abbia una sensibilità per tutti gli esseri viventi sulla ter­ra. Se potessimo instaurare un rapporto profondo, duraturo con la natura, non uccideremmo mai un animale per il nostro appetito, non nuoceremmo mai, vivisezioneremmo mai una scimmia, un cane, un porcellino d’India per il nostro vantag­gio. Troveremmo altre strade per sanare le nostre ferite, per guarire i nostri corpi. Ma la guarigione della mente è qualcosa di completamente diverso. Tale guarigione si realizza gradualmente se si è con la natura, con quell’arancia sull’albero, con il filo d’erba che spinge attraverso il cemento e con le colline co­perte, celate dalle nubi.
Questo non è sentimentalismo o fantasia romantica, ma una realtà di un rapporto con tutto ciò che vive e si muove sulla terra. L’uomo ha ucciso milioni di balene e le sta ancora ucci­dendo. Tutto quello che traiamo dalla loro carneficina può essere ottenuto con altri mezzi. Ma, a quanto pare, l’uomo prova piacere a uccidere le creature: il cervo sfuggente, la meravigliosa gazzella e l’imponente elefante. Ci piace ucciderci l’un l’al­tro. L’uccisione di altri esseri umani non si è mai arrestata in tutto il corso della storia della vita dell’uomo su questa terra. Se potessimo, e lo dobbiamo, instaurare un rapporto profon­do, lungo, duraturo con la natura, proprio con gli alberi, i ce­spugli, i fiori, l’erba e le nuvole dal rapido corso, allora non trucideremmo mai un altro essere umano, per nessuna ragio­ne. La guerra è assassinio organizzato e, anche se facciamo delle dimostrazioni contro una guerra in particolare, nucleare o di altro tipo, non abbiamo mai manifestato contro la guerra. Non abbiamo mai affermato che uccidere un altro essere uma­no è il peccato più grande sulla terra.



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