Verso la liberazione interiore


Una benedizione di grande santità



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Una benedizione di grande santità


Stamane di buon’ora il cielo era senza una nuvola; il sole sor­geva dietro le colline toscane che l’ulivo e lo scuro cipresso co­loravano di grigio. Non c’erano ombre sul fiume e le foglie del pioppo tremulo erano immobili. Qualche uccello che non era ancora migrato cinguettava e il fiume pareva immoto. Non ap­pena il sole sorse dietro il fiume, gettò lunghe ombre sull’acqua calma. Ma una brezza dolce stava giungendo sulle colline e attraverso le valli; era tra le foglie, facendole tremare e dan­zare con il sole mattutino su di esse. Sulle scintillanti acque marroni c’erano ombre lunghe e corte, grosse e piccole;.un camino solitario cominciò a fumare, fumi grigi che passavano so­pra gli alberi. Era un bel mattino, pieno d’incanto e bellezza; c’erano tante ombre e tante foglie tremanti. Sebbene ci fosse un sole autunnale, nell’aria profumata c’era sentore di primavera. Una piccola automobile stava salendo su per la collina, facendo un terribile rumore, ma mille ombre rimanevano im­mote. Era un bel mattino.
Ieri, nel pomeriggio, cominciò all’improvviso, in una stanza che dava su una strada chiassosa; la forza e la bellezza dell’alte­rità si diffondeva dalla stanza all’esterno, sopra il traffico, oltre i giardini e al di là delle colline. Era là, immensa e impenetra­bile; era là nel pomeriggio e, non appena ci si metteva a letto era là, con sfrenata intensità; una benedizione di grande san­tità. Non ci si abitua a essa, poiché è sempre differente; c’è qualcosa di sempre nuovo, una nuova qualità, un sottile signi­ficato, una nuova luce, qualcosa che non era stato visto prima. Non era una cosa da accumulare, ricordare ed esaminare con comodo; era là e nessun pensiero vi si poteva avvicinare, poiché il cervello era quieto e non c’era tempo per sperimentare, per accumulare. Era là e ogni pensiero si faceva quieto.
L’intensa energia della vita è sempre là, notte e giorno. ,È priva di attrito, priva di direzione, priva di scelta e di sforzo. È là, con una tale intensità che pensiero e sensazione non riescono a catturarla per foggiarla conformemente alle proprie fantasie, cre­denze, esperienze ed esigenze. È là con una tale abbondanza che nulla può ridurla. Ma noi tentiamo di usarla, di darle una direzione, di catturarla entro la forma della nostra esistenza e, perciò, di distorcerla, per adattarla al nostro modello, alla no­stra esperienza e conoscenza. Sono l’ambizione, l’invidia, l’avi­dità che limitano la sua energia e, in tal modo, ci sono conflitto e afflizione. La crudeltà dell’ambizione, personale o collettiva, al­tera la sua intensità, provocando odio, antagonismo, conflitto. Ogni atto d’invidia corrompe questa energia, causando scontentezza, miseria, paura; con la paura subentrano la colpa, l’an­sia e il tormento senza fine del confronto e dell’imitazione. È questa energia corrotta che produce il sacerdote e il generale, il politico e il ladro. Questa energia illimitata, resa incompleta dal nostro desiderio di permanenza e sicurezza, è il terreno in cui crescono le idee sterili, la competizione, la crudeltà e la guerra; è la causa dell’eterno conflitto fra uomo e uomo.
Quando tutto ciò viene messo da parte con facilità e senza sforzo, soltanto allora c’è quell’intensa energia che può esistere e fiorire solo nella libertà. Solamente nella libertà non pro­voca conflitto e afflizione; soltanto allora essa si accresce e non ha fine. È vita che non ha inizio né fine; è creazione che è amore, distruzione.
L’energia usata in una direzione conduce a una cosa, a conflit­to e afflizione; l’energia che è l’espressione della vita intera è beatitudine incommensurabile.

9 Ottobre 1961





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