Verso la liberazione interiore



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28.03.2019
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La sofferenza


Domanda: Mi sembra di aver sofferto moltissimo per tutta la vita, non fisicamente, ma a causa della morte, della solitudine e dell’assoluta inutilità della mia esistenza. Avevo un figlio che amavo molto. Morì in una disgrazia. Mia moglie mi lasciò e ciò fu fonte di un grande dolore. Suppongo di essere come mi­gliaia di altri borghesi, con denaro a sufficienza e un lavoro fis­so. Non mi sto lamentando delle mie vicissitudini, ma voglio capire quale significato abbia il dolore, perché debba proprio esserci. Si dice che la saggezza giunga grazie al dolore, ma per me è stato esattamente il contrario.

KRISHNAMURTI: Mi chiedo che cosa abbia appreso dalla soffe­renza. Ha davvero appreso qualcosa? Che cosa le ha insegnato il dolore?

Replica: Mi ha senz’altro insegnato a non essere mai attaccato alle persone e a non lasciarmi trascinare dai miei sentimenti e mi ha lasciato una certa amarezza, una certa freddezza. Mi ha insegnato a fare molta attenzione a non essere ferito ancora.

KRISHNAMURTI: Così, come lei dice, non le ha insegnato la sag­gezza. Al contrario, ha fatto sì che lei sia più furbo, più insensi­bile. Il dolore insegna davvero qualcosa, all’infuori delle ovvie reazioni di autodifesa?

Replica: Ho sempre accettato la sofferenza come parte della mia vita, ma ora sento, in certo qual modo, che vorrei liberarmi da essa, da tutta l’amarezza e l’indifferenza dappoco, senza sopportare di nuovo tutto il dolore dell’attaccamento. La mia vita è così inutile e vuota, totalmente chiusa in se stessa e insignificante. È una vita di mediocrità e, forse, questa mediocrità è il più grande di tutti i dolori.

KRISHNAMURTI: C’è il dolore personale e il dolore del mondo. C’è il dolore dell’ignoranza e quello del tempo. Questa igno­ranza è la mancanza di conoscenza di se stessi e il dolore del tempo è l’illusione che il tempo possa curare, guarire e cam­biare. La maggior parte della gente rimane presa in questa illu­sione e, o venera il dolore, o trova una spiegazione per giustificarlo. Ma, in entrambi i casi, esso continua e non ci si chiede mai se possa giungere a una fine.




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