Verso la liberazione interiore



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28.03.2019
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Replica: Ma io ora sto chiedendo se possa finire e come. In che modo devo porgli fine. Capisco che è inutile sfuggire od opporre resistenza con amarezza e cinismo. Che cosa devo fare per porre fine alla pena che ho sopportato così a lungo?

KRISHNAMURTI: L’autocommiserazione è uno degli elementi del dolore. Un altro elemento è l’essere attaccati a qualcuno e incoraggiare o stimolare il suo attaccamento. Il dolore non c’è solo quando viene a mancare l’attaccamento, ma il suo seme è proprio al principio di quell’attaccamento. In tutto ciò il guaio è la totale mancanza di conoscenza di se stessi. Conoscere se stessi è la cessazione del dolore. Temiamo di conoscerci perché ci siamo divisi nel buono e nel cattivo, nel peccaminoso e nell’elevato, nel puro e nell’impuro. Il buono giudica sempre il cattivo, e questi frammenti sono in guerra gli uni contro gli altri. Questa guerra è dolore. Porre fine al dolore è vedere la realtà e non inventarne l’opposto, dato che gli opposti si implicano vicendevolmente. Camminare in questo corridoio di opposti è dolore. Questa frammentazione della vita nel superiore e nell’inferiore, nel nobile e nell’igno­bile, Dio e il Diavolo, porta con sé conflitto e sofferenza. Quando c’è dolore non c’è amore. Amore e dolore non pos­sono coesistere.

Replica: Ah! Ma l’amore è in grado d’infliggere dolore all’al­tro. Io posso amare l’altro e, tuttavia, arrecargli dolore.

KRISHNAMURTI: L’arreca lei, se ama, o è lui a farlo? Se l’altro le è attaccato, con o senza incoraggiamento, e lei si allontana da lui, e questi soffre, è lei o l’altro ad aver determinato tale soffe­renza?

Replica: Vuole dire che non sono responsabile del dolore al­trui, neanche se è per causa mia? Allora in che modo cessa mai il dolore?

KRISHNAMURTI: Come è stato detto, è solo nel conoscere se stessi totalmente che il dolore cessa. Conosce se stesso con un solo sguardo, o spera di farlo dopo una lunga analisi? Mediante l’analisi non può conoscersi. Può conoscersi solo senza accumulazione, nel rapporto, di momento in momento. Ciò si­gnifica che ci si deve rendere conto, senza alcuna scelta, di ciò che sta effettivamente avvenendo. Significa vedersi come si è, senza l’opposto, l’ideale, senza la conoscenza di ciò che si è stati. Se volgete lo sguardo a voi stessi con gli occhi del risentimento o del rancore, allora ciò che vedete è alterato dal passato. Il disfarsi sempre del passato quando vi rendete conto di voi stessi è la libertà dal passato. Il dolore cessa solo quando c’è la luce della comprensione e questa luce non è accesa da un’esperienza o da un lampo d’intelligenza. Questa compren­sione illumina sempre se stessa. Nessuno può darvela: nessun libro, nessuno stratagemma, nessun insegnante o salvatore. La comprensione di voi stessi è la cessazione del dolore.



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