Verso la liberazione interiore



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II – Domande e Risposte

1 – Nuova Delhi, 10 Ottobre 1956


Domanda: In una sua dichiarazione che ho letto oggi sul giorna­le, lei sostiene che, per risolvere i problemi dell’uomo, ciò che occorre non è una rivoluzione economica o sociale, bensì una rivo­luzione religiosa. Che cosa intende per rivoluzione religiosa?

KRISHNAMURTI: In primo luogo vediamo cosa si intende per re­ligione. Che cos’è la religione per la maggior parte di noi – non l’idea di ciò che dovrebbe essere, ma il dato di fatto? Evidentemente per la maggior parte di noi la religione è un insieme di dogmi, di tradizioni; è ciò che le Upanisad o la Gita o la Bibbia hanno affermato; oppure è fatta delle esperienze, delle fantasie, delle speranze, delle idee scaturite dalle nostre menti condizio­nate e conformate ai modelli hindú, cristiano o comunista. Si parte da un condizionamento particolare e su di esso vanno a fondarsi le esperienze. Ciò che chiamiamo religione è preghie­ra, rituale, dogma, anelito di Dio; è l’accettazione dell’autorità e un gran numero di superstizioni, non è così? Ma è religione questa? L’uomo che stia davvero cercando di scoprire la verità deve senz’altro abbandonare tutto ciò, non è vero? Egli deve ri­nunciare del tutto all’autorità del guru, delle Upanisad e a quella delle proprie esperienze, cosicché, purificata da ogni auto­rità, la sua mente sia in grado di scoprire. Ciò significa che dovete smettere di essere hindú, cristiani, buddhisti; vedere l’assurdità dell’intera faccenda e staccarvene. Lo farete? Farlo significa opporsi alla società attuale e rischiare di perdere il pro­prio lavoro. Così, con la mente sopraffatta dalla paura, si conti­nua ad accettare l’autorità.
Ciò che chiamiamo religione, dunque, non lo è affatto. Il cre­dere o no in Dio dipende dal nostro condizionamento. Tu cre­di in Dio, mentre il comunista non lo fa. Qual è la differenza?

Non ne sussiste alcuna, poiché tu sei educato a credere ed egli a non credere. L’uomo che stia seriamente ricercando non deve, dunque, rifiutare del tutto tale processo – dal momento che ne comprende l’intero significato?


Essendo insicuri, spaventati, interiormente inadeguati, ci iden­tifichiamo con una nazione, con un’ideologia o con una fede in Dio, e siamo in grado di vedere ciò che sta accadendo ovunque nel mondo. Ogni religione, sebbene tutte quante professino amore, fratellanza e tutto il resto, in realtà, separa l’uomo dall’uomo. Tu sei un sikh e io un hindú, egli è un musulmano e un altro è un buddhista. Nel vedere tutta questa confusione e frammentazione ci si rende conto che deve esserci un modo di pensare differente, ma esso, ovviamente, non potrà realizzarsi finché si rimarrà hindú, cristiani o quel che si voglia. Per essere liberi da tutto questo dovete conoscere voi stessi, l’intera struttura del vostro essere, dovete capire perché accettate, perché seguite l’autorità, il che è del tutto evidente. Volete il successo, volete avere la certezza che esista un Dio su cui possiate fare af­fidamento nei momenti difficili. Un uomo davvero gioioso, feli­ce non pensa mai a Dio. Pensiamo a Dio quando siamo infelici, in conflitto; ma infelicità e conflitto sono una nostra creazione e senza comprenderne l’intero processo, il mero cercare Dio conduce all’illusione totale.
Quindi la rivoluzione religiosa di cui sto parlando non è la ri­nascita o la riforma di una qualche religione particolare, ma è la completa libertà da tutte le religioni e da tutte le ideologie – il che significa, davvero, la libertà dalla società che le ha create. Senza dubbio, un uomo ambizioso non può essere un uomo religioso. L’ambizioso non conosce l’amore, sebbene ne possa parlare. Un uomo può non essere ambizioso da un punto di vista mondano, ma se mira a essere un santo, a essere qualcuno da un punto di vista spirituale, se aspira a conseguire un risul­tato nell’aldilà, egli è, comunque, ambizioso. La mente deve, perciò, essere non solo spogliata di tutti i riti, le credenze, i dogmi, ma anche priva d’invidia. La libertà totale dell’uomo è la rivoluzione religiosa, poiché solo allora egli sarà in grado di affrontare la vita del tutto diversamente e di smettere con il creare un problema dopo l’altro.
Probabilmente avete ascoltato tutto ciò solo verbalmente o intellettualmente, perché dite a voi stessi: «Che cosa farei nella vi­ta senza ambizioni? Verrei distrutto dalla società». Mi doman­do se sareste distrutti dalla società. Nel momento in cui voi comprendete la società e rifiutate l’intera struttura su cui si basa – l’ambizione, l’invidia, la ricerca del successo, i dogmi religiosi, le credenze e le superstizioni – ne siete al di fuori e potete, quin­di, considerare l’intero problema in modo nuovo e forse allora non vi sarà alcun problema. Ma, probabilmente, avete ascoltato solo a livello verbale e domani persisterete nello stesso vecchio atteggiamento: leggerete la Gita o la Bibbia, andrete dal vostro guru o dal vostro sacerdote e così via. Potete ascoltare tutto ciò e accettarlo intellettualmente, verbalmente, ma la vostra esi­stenza procede nella direzione opposta; così avete semplicemente creato un altro conflitto; perciò è molto meglio non ascoltare del tutto, dato che avete conflitti e problemi a suffi­cienza senza sollevarne uno nuovo. È molto piacevole sedere e ascoltare quel che viene detto qui, ma se ciò non si rapporta alla vostra vita reale, è molto meglio che vi tappiate le orecchie, perché se udite la verità e non la vivete, la vostra esistenza diventa un’orrenda confusione, il penoso pasticcio che essa è.



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