Vii. La crisi dei fondamenti scientifici e la filosofia della scienza



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VII. LA CRISI DEI FONDAMENTI SCIENTIFICI

E LA FILOSOFIA DELLA SCIENZA

(Comte, Popper, Khun, Lakatos, Feyerabend)
Questo tratto della filosofia, nello specifico, della filosofia della scienza parte dalla rivoluzione scientifica e ci porta con il post-positivismo fino alla contemporaneità. Il percorso tratteggiato privilegia sostanzialmente il rapporto tra scienza e verità: la parabola che il concetto di verità evidenzia.


  • LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA

  • IL POSITIVISMO DI COMTE

  • La dottrina della scienza

  • La legge dei tre stadi

  • LA CRISI DEI FONDAMENTI

  • IL FALSIFICAZIONISMO DI POPPER

  • Il falsificazionismo

  • L’induttivismo

  • Scienza e verità

  • Il realismo dell’ultimo Popper

  • IL POST-POSITIVISMO DI KHUN, LAKATOS E FEYERABEND

  • Khun: La struttura delle rivoluzioni scientifiche

  • Lakatos: La metodologia dei programmi di ricerca

  • Feyerabend: Contro il metodo




  • CONCLUSIONI



LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
E’ qui il caso di accennare, per sommi capi, la definizione che abbiamo dato di filosofia e di avvertire della profonda differenza che si produce con la rivoluzione scientifica operata dai filosofi della natura, nome con cui venivano chiamati gli scienziati fino al XIV secolo.

La verità è, ad un tempo, alétheia cioè ciò che ‘sta in luce’, ed epistéme cioè ciò che ‘sta sopra’. La verità così caratterizzata è sapere assoluto, incontrovertibile, eterno, immutabile che né uomo né Dio possono mettere in discussione. Il mezzo che la filosofia sceglie per giungere a questo sapere è il Lógos, la ragione, la logica. Ancora, fin dall’inizio la verità viene concepita all’interno del Tutto. Il Tutto è la dimensione della verità. Il Tutto è ciò di cui non è possibile pensare altro e oltre. Ogni cosa è parte del Tutto e solo la comprensione del Tutto può portare alla luce e ‘fermare’ ogni singola cosa. Aristotele dirà che un braccio staccato dal corpo è un “braccio dipinto” ad intendere che un elemento, staccato dalla relazione con la totalità, non può essere inteso veramente; perché è un elemento a cui mancano, appunto, le relazioni con il Tutto. Un braccio staccato dal corpo, per intenderci, non può restituirci più la funzione all’interno del sistema corpo, la relazione con il cervello, ecc. al massimo è, sotto la lama, non più braccio, ma pezzo di carne sanguinolenta di nervi senza relazione, muscoli senza comandi, ecc. carne morta ,“dipinta”. Detto in altri termini un elemento in un sistema è altro che lo stesso elemento fuori da un sistema.

Lo sguardo della filosofia al suo nascere è uno sguardo che guarda al Tutto. L’albero, la nuvola, l’unghia non ha una sua verità se non all’interno del Tutto. Lo sguardo della filosofia è a 360°, mai si sofferma su ciò che è il particolare. Non è certo un caso che Talete, con cui si vuole far iniziare questo viaggio di folli, pone in maniera ‘cristallina’ la domanda sull’identità dei diversi.

Altro tratto caratteristico del fare filosofico è il Lógos come mezzo per arrivare alla verità. Il greco pensa che la evidenza razionale, logica è essa stessa prova della verità. Il Lógos, portando le cose dal buio indistinto alla luce, le recupera all’epistéme. La verità è la evidenza con cui le cose si presentano al Lógos. Per il greco basta che attraverso il Lógos si mostri, in maniera chiara e distinta, una cosa perché essa sia vera.

Proprio come aveva detto Hegel, questa identità di certezza e verità viene meno in quel movimento del pensiero che da Cartesio arriva a Kant: non siamo sicuri che al Lógos, al pensiero spetti una verità assoluta.

Ora, proprio all’inizio di questo movimento, avviene ciò che chiamiamo rivoluzione scientifica attraverso l’opera di Galileo, Bacone, Newton, Cartesio, ecc.

Dal punto di vista squisitamente filosofico, questa rivoluzione complessivamente produce una rottura epistemologica col fare filosofico precedente.

L’inizio, come in ogni rivoluzione, fu flebile: si voleva solo aggiustare qualche canna dell’organo di Aristotele. Si finì con il mandarlo in soffitta!

I filosofi della natura operano innanzitutto una riduzione dello sguardo. L’occhio ora si concentra sui particolari: albero, nuvola, unghia. Se Aristotele ammoniva contro il “braccio dipinto” Bacone farà l’apologia della scienza come “dissezione della natura”. Dunque, riduzione o isolamento! La rivoluzione scientifica opera, dunque, una prima riduzione: dal Tutto al particolare.

Non basta! L’albero, la nuvola, l’unghia è unione di aspetti qualitativi e quantitativi. In fondo lo stesso grande Democrito, ora certo più attuale di Aristotele, aveva insegnato questa duplicità. Democrito aveva distinto gli aspetti quantitativi o qualità primarie, che poteva essere oggetto di verità perché comuni, dagli aspetti qualitativi o qualità secondarie, che avevano carattere soggettivo. La conoscenza vera era la conoscenza degli aspetti quantitativi, oggettivamente sperimentabili da chiunque.

La rivoluzione scientifica guarda al materialismo di Democrito nel tentativo di scrollarsi dal groppone la “sillogistica aristotelica”. In ciò la rivoluzione scientifica opera la seconda riduzione: dal particolare alla sola quantità.

Dunque la rivoluzione scientifica opera una doppia riduzione:



  1. dal Tutto al particolare;

  2. dal particolare alla sola quantità.

Con quale strumento possiamo cogliere, al di la dell’aspetto sensibile-percettivo, la struttura quantitativa delle cose? Quantità, dunque, misura, ergo, matematica! La matematica è il passepartout del libro dell’universo. Ecco che Galileo può di dire senza indugio che “Egli [l’universo] è scritto in lingua matematica...". (Il Saggiatore)

Non basta la scienza opera sostanzialmente attraverso l’induzione: lo strumento per scoprire le cause prime. La scienza si muove nella convinzione che, partendo dall’osservazione, sia possibile formulare leggi e ipotesi predittive.

La filosofia della natura parte dalla convinzione che bisogna rovesciare l’impostazione metafisica precedente: dal Tutto al particolare. Bisogna partire dal particolare per poi assemblare, sommare i pezzi e ricostruire la Totalità. Dal particolare al Tutto. Per la scienza bisogna partire dal “braccio dipinto”, per poi legarlo al torace, e scoprirne le funzioni, nella relazione ‘viva’ con il corpo.

L’incedere filosofico è messo sottosopra!

Parallelamente alla doppia riduzione, la scienza avanza una doppia strumentazione per giungere alla verità che è, ad un tempo, anche doppio controllo o verificazione, fare scientifico.

Il Lógos, la ragione rimane lo strumento indispensabile che governa e tiene unito il procedimento conoscitivo-scientifico, dalla ipotesi all’esperimento, ma ora la dimostrazione meramente logica non può più essere considerata la ‘dimostrazione’, ma solo una sua parte.

La verità dell’ipotesi scientifica è imbrigliata o saldata in una serie di operazioni pratiche che, isolando le parti, le osserva per confermare o meno la previsione dell’ipotesi. L’ipotesi è, dunque, resa vera o falsa attraverso l’esperimento, il “cimento”. Alla evidenza razionale ora si affianca l’esperimento. Il Lógos raddoppia con l’esperimento!

Dunque, la rivoluzione scientifica trova il modo per accedere e dimostrare la verità attraverso un raddoppio dello strumento del controllo:

1) Lógos;

2) esperimento

Un circolo che propone teoria e prassi e tale da legare l’uno all’altra in maniera che il Lógos non possa involarsi nelle regioni della metafisica.

La rivoluzione scientifica infine, si situa all’interno della filosofia e con la filosofia condivide il problema della verità. La scienza è verità seppur limitata ad elementi particolari, ma che si ampliano sempre più. La scienza inscrive la sua attività nella dimensione della verità, seppur decurtata. Ciò che essa afferma corrisponde alla verità fuori di noi: rispecchia la verità della natura.




IL POSITIVISMO DI COMTE
Auguste Comte (Montepellier, 1798 – Parigi, 1857) è il positivismo, o buona parte di esso!

Comte è l’espressione filosofica della grande industria, della borghesia in ascesa di metà Ottocento e dei suoi interessi rivoluzionari; rivoluzionari in quanto, pur essendo decisamente di classe, finiscono per diventare storicamente generali, globali: coincidenti con gli interessi generali di un processo storico gravido di portentosi sviluppi.

La borghesia e il positivismo, che in Comte ha una plastica raffigurazione, ripone nella scienza l’unica chance di salvezza dalle catene della metafisica, della religione e della tradizione.

La scienza è, ancora, l’unico strumento capace di porre uno sviluppo senza limiti, nel mentre spiana la strada verso un controllo sempre maggiore della natura. Il positivismo identifica senz’altro lo sviluppo con il progresso. La scienza è il metodo scientifico, è l’unica modalità che ci permette uno sviluppo costante in campo culturale e materiale, dunque, davanti a noi si erge sicuro un progresso storico senza pari: sorti progressive!

I testi più importanti di Comte sono: Corso di filosofia positiva (1830) e Discorso sullo spirito positivo (1844). Il “bisogno fondamentale”, la molla che ha spinto la riflessione di Comte è la costruzione di una filosofia della storia, l’individuazione di una legge di sviluppo dell’umanità. Tuttavia la parte della sua riflessione che ebbe più risonanza è sicuramente quella che concerne la dottrina della scienza.

Per Comte la scienza è “garante del consorzio umano”, poiché essa è l’unica fonte di sapere libero e soprattutto condivisibile, universale, che sfugge alle secche della dóxa e, ancor più, della metafisica e del suo involversi in pure e semplici, astruse e insensate fantasticherie.

Il positivismo è caratterizzato da una fiducia assoluta, incondizionata nella ragione e nel sapere come mezzi principali per il progresso, versus qualsiasi ingerenza irrazionale o dimensione religiosa o che si appelli alla autorità della tradizione. Per certi versi, quindi, essa è simile all’Illuminismo settecentesco, ma se ne distacca, tuttavia, per la minore carica polemica e per l’intento più rilevante di assolutizzazione e riordinamento del quadro scientifico e delle modalità del procedere scientifico.

La dottrina della scienza
La scienza è l’arma attraverso cui l’uomo potrà esercitare il proprio predominio.

Comte si inserisce in quella lunga linea di pensiero che da Bacone a Cartesio aveva presagito il dominio dell’uomo sulla natura attraverso la scienza. Rammentiamo che, in maniera chiara e cristallina, in Bacone il sapere, nella fattispecie la scienza, aveva perso il candore di un sapere disinteressato, un sapere per il mero sapere ed era, ora, potenza: capacità di penetrare la natura per porla al servizio dei propri bisogni.

La scienza per Comte ha carattere essenzialmente speculativo-teoretico, da non confondere con la scienza tecnico-pratica. La scienza ha una base razionale e teorica che permette di prevedere i fenomeni per poter, solo successivamente, modificarli a proprio piacimento e vantaggio. Il suo scopo è quindi formulare delle leggi attraverso l’attenta osservazione dei fatti, in modo da comprenderli ed esplicarli completamente.

Dunque, la scienza è formulazione di leggi che permettono la previsione e questa, a sua volta, permette l’azione:

scienza, donde previsione; previsione, donde azione.

Osservazione dei fatti e formulazioni di leggi. Formulazione di leggi al fine della previsione che garantisce la possibilità di potersi servire dei fatti per la soddisfazione dei propri bisogni.

Da ciò è evidente l’impostazione empiristica del pensiero di Comte, che infatti fa proprio il principio che da Tommaso a Locke recita che Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (Nell’intelletto non vi è niente che non sia già stato nei sensi). Tuttavia, in contrasto col pensiero del filosofo inglese, egli è fermamente convinto che al di sotto del fenomeno, l’oggetto di indagine dell’esperienza, non vi sia affatto un noumeno, una realtà nascosta e più stabile.

Tuttavia si possono notare anche alcuni spunti razionalistici condivisi da Comte, come l’adozione del principio di regolarità nell’analisi della realtà: non si ha conoscenza senza una previa concettualizzazione del mondo, senza che ogni singolo evento venga ricondotto attraverso la scienza ad una teoria generale ed astratta. Inoltre, le teorie stesse devono essere il più concise e universali possibili, in quanto se vi fosse una legge specifica per ogni accadimento della realtà, questa finirebbe col diventare un duplicato della realtà stessa, che vanificherebbe l’utilità della scienza: tale obiettivo viene definito da Comte come “principio di economia”.

Infine, la scienza per Comte è avalutativa, in quanto non crea valori e non ne fa uso. Ciò non significa però che la morale non necessiti della scienza, in quanto senza quest’ultima essa risulterebbe illogica e ingiustificabile.

Partendo dalle suddette influenze, Comte si preoccupa di distinguere ciò che è pura scienza dal ciarpame pseudo-scientifico, creando una enciclopedia generale di tutte le conoscenze scientifiche.



La legge dei tre stadi

La legge dei tre stadi: sulla base di considerazioni storiche e antropologiche Comte afferma che ogni ambito del sapere umano si articola attraverso tre fasi teoricamente, ma anche socialmente, differenti: lo stadio teologico, lo stadio metafisico e lo stadio positivo.



  • Nello stadio teologico, che è il necessario punto di partenza dell’intelligenza umana, l’uomo, ricercando le cause prime e la natura delle cose, finisce per attribuire ai fenomeni un’origine sovrannaturale, il cui intervento spiega tutte le anomalie dell’universo. A questa forma di pensiero corrisponde la monarchia teocratica del Medioevo;

  • Nello stadio metafisico, che non funge nient’altro che da tramite verso il sapere positivo, l’elemento sovrannaturale viene sostituito da forze astratte, come le essenze, capaci anche stavolta di giustificare da sole l’andamento della natura. Lo stadio metafisico è tipico del mondo moderno, governato dalla sovranità popolare, che si trova in una fase di crisi e transizione;

  • Nello stadio positivo, infine, l’uomo rinuncia ad indagare l’origine dell’universo; per scoprirne piuttosto le leggi che lo governano, ovvero le relazioni di successione e somiglianza. Com’è ovvio, il positivismo si addice all’organizzazione scientifica che assume la società industriale e borghese.

Il problema principale della conoscenza umana è ora, secondo Comte, l’assenza di un sapere positivo in alcuni campi fondamentali, ed in particolare nelle scienze sociali:

Infatti, mentre esistono allo stadio positivo una fisica celeste, che studia gli astri e i loro moti, una fisica terrestre, che si occupa della meccanica e della chimica e finanche una fisica organica, che tratta scientificamente gli esseri viventi, non vi è alcuna fisica sociale e tale mancanza provoca una condizione di anarchia intellettuale, a cui consegue la crisi politica e morale che affligge la società contemporanea.

La fisica sociale è tuttavia, almeno per ora, irrealizzabile, in quanto in essa coesistono i tre stadi del sapere, e ciò non permette di ottenere un ordine prestabilito che porti al superamento della crisi.

Proprio per questo Comte, riprendendo il percorso già cominciato da Cartesio, Galileo e Bacone, tenta di tratteggiare i principi generali ed universali della filosofia positiva, delineando i tratti della già citata enciclopedia.

In essa Comte racchiude non le scienze pratiche, le arti o la tecnica, ma piuttosto le scienze speculative; egli si limita, inoltre, ad affrontare solo quelle generali ed astratte, rifuggendo dalle analisi più specifiche, concrete e particolari.

Il criterio con le quali le suddette scienze vengono classificate è l’ordine decrescente di semplicità, in modo che la loro disposizione coincida con la successione con cui esse sono entrate nella loro fase positiva.

Secondo questo parametro, in primo luogo si possono distinguere i fenomeni che interessano gli enti più semplici, cioè i corpi inorganici, che sono appunto oggetto di studio da parte della fisica inorganica; vi è poi l’analisi dei fenomeni che interessano i corpi più complessi, organizzati, gli esseri viventi, attraverso la fisica organica.

A sua volta la prima può essere divisa, nuovamente, in base alla complessità della materia trattata, nello studio dei corpi celesti, l’astronomia, o fisica celeste, e nella fisica terrestre, che si occupa delle interazioni tra i corpi (nella fisica propriamente detta) e della loro composizione (nella chimica).

La seconda, invece, viene suddivisa anch’essa in due parti, in quanto essa ha, sì, un campo di analisi individuale, ma anche uno collettivo, relativo all’intera specie: si parla quindi, nel primo caso, di biologia, ovvero una fisica organica fisiologica, e di sociologia, ovvero di fisica organica sociale, nel secondo.

Le cinque scienze fondamentali, che vanno a costituire l’enciclopedia, sono: l’astronomia, la fisica, la chimica, la biologia e la sociologia.

Comte esclude quindi dall’enciclopedia discipline quali la matematica, la logica e la psicologia.

Per quanto riguarda la matematica, essa viene esclusa non perché Comte non la consideri una scienza vera e propria, ma piuttosto poiché essa è ritenuta la base di tutte le altre scienze, un fondo sul quale poggiano tutte le scienze.

La logica, invece, viene considerata come concreta e particolare, in quanto essa non è un sapere generale, ma un metodo con cui ogni branca del sapere stesso sussiste e prende forma.

Infine, la psicologia viene esclusa poiché non è una vera e propria scienza, in quanto il suo campo d’analisi, similmente a come dirà più tardi Popper, non è tangibile, poiché la ragione non può essere in alcun modo osservata dall’esterno mentre agisce.

La sociologia, invece, rappresenta il fine ultimo di tutte le scienze positive, in quanto da essa dipendono i concetti, fondamentali per l’uomo, di ordine e progresso.

Questi due concetti fanno capo a due compartimenti della sociologia, complementari l’uno con l’altro.

L’ordine viene analizzato dalla statica sociale, che mette in luce le relazioni necessarie tra le varie parti della società, mentre il progresso e lo sviluppo sono prerogativa della dinamica sociale. Quest’ultima spiega anche la presenza degli “uomini di genio”, che vengono hegelianamente interpretati come uno strumento, un’espressione della volontà di affinamento del genere umano attraverso, appunto, il progresso.

Per questo Comte auspica l’avvento di quella che egli chiama “sociocrazia”, ovvero di un regime pressoché perfetto, fondato proprio sulle scienze sociali: culla ideale di un’umanità volta sempre più verso il perfezionamento di sé stessa.

Infine, va rilevato come l’esaltazione della scienza positiva diventa in Comte, alla fine, una sorta di apologia quasi religiosa della scienza che ben trova nell’idea di un “calendario positivista” la sua figura più esplicita ed esaltata.

LA CRISI DEI FONDAMENTI

Alla fine dell’Ottocento quelle che si pensavano fossero le solide basi della scienza tremano, meglio, franano e con esse le verità che la scienza ci aveva abituato a considerare ferme: epistéme. E’ la crisi dei fondamenti!

Le categorie fondamentali della scienza, spazio, tempo, causa, si ritrovano al centro di una vera tempesta in cui non sembra esservi nulla di solido e stabile ma tutto è fluttuante e relativo. Le basi della matematica e della fisica si ritrovano ricacciate nell’incertezza e tutto sembra essere costruito non sulla solida roccia, ma su fango molle, cedevole.

- Matematica

La matematica era stata considerata a partire da Euclide e fino a Kant la scienza per eccellenza: un sapere perfetto. Non è certo un caso che Kant nella Critica aveva ammesso al consesso scientifico la matematica e la fisica e aveva risolutamente escluso qualsiasi volo della colomba metafisica denunciandone l’astrazione come fabula.

Ora la matematica, che aveva nella geometria la sua radice più profonda, vacilla perché è lo stesso grattacielo della geometria euclidea a vacillare a flettere al vento di altre geometrie. La geometria di Euclide (323-285 a. C.) dopo duemila anni sembrano vacillare con l’irrompere delle geometrie non euclidee.

Gauss e Lobacevskkij (inizio 1800) misurano la crosta terrestre, prendendo in considerazione il triangolo avente per vertici Terra, Sole, Sirio e rilevano che la somma degli angoli è meno di 180°. Lobacevskij e Bolyai, indipendentemente, costruiscono una geometria iperbolica a somma angoli minore di 180° e, dato una retta r e un punto P esterno a essa, esistono almeno due rette (e non una come voleva Euclide) passanti per P e parallele a r.

Riemann costruisce una geometria ellittica, dove la somma degli angoli di un triangolo è maggiore di 180° e dove, in generale, non esistono rette tra loro parallele.

La geometria euclidea - che aveva costituito la base sicura della matematica - non è la sola possibile, dunque, da qui si cercherà, attraverso vari tentativi, una rifondazione epistemologia della matematica:

a) sull’aritmetica (Peano);

b) sulla logica (Frege, Russell);

c) sull’intuizione (Brouwer).

Un’altra importante spallata alla certezza matematica viene da un giovanotto di appena venticinque anni: Kurt Gödel. Gödel con il suo teorema di completezza (1930) dimostra che la logica è un sistema coerente e completo: da assiomi, attraverso regole, si possono derivare tutte e sole verità logiche.

Lo stesso Gödel, l’anno successivo, con il teorema di incompletezza (1931) dimostra, invece, l’impossibilità di fondare la matematica come sistema coerente: se non vogliamo avere antinomie dobbiamo avere incompletezza; se vogliamo completezza dobbiamo convivere con le antinomie riprendendo, dunque, quanto Kant aveva affermato in sede gnoseologica nella sua Critica della ragion pura.

- Fisica

A partire dall’inizio del Novecento anche la fisica mostra vari spazi critici che, tuttavia, possiamo sintetizzare in due punti che danno il senso di veri e propri cambi di paradigma. cioè di cambio del modello scientifico-culturale:



  1. Einstein: teoria della relatività: la meccanica newtoniana non da risultati corretti se applicata a oggetti molto grandi che si muovono a grande velocità;

  2. Plank: meccanica quantistica: la teoria newtoniana non è corretta se si applica ad oggetti molto piccoli, particelle subatomiche.




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