Vivere altrove



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22.05.2018
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MIGRARE

VIVERE ALTROVE

Sequenza scelta numero 16. La sequenza è analizzata, confrontandola con la sequenza 4 (Come le cartoline di papà) di L’ARRIVO. Entrambe le sequenze sono tratte da:

LE CRI DU CŒUR

(Le cri du coeur, Francia/Burkina Faso 1994, col, 86’, in lingua francese con sottotitoli in italiano) di Idrissa Ouedraogo

Per questa unità ho pensato fosse meglio lavorare su 2 sequenze, per offrire agli studenti due diverse situazioni sulle quali riflettere, a proposito dei temi: l’ARRIVO e, conseguentemente, il VIVERE ALTROVE. I nostri studenti sono arrivati in Italia da un tempo relativamente breve (meno di un anno). Hanno ancora negli occhi e nel cuore le sensazioni legate all’impatto con una nuova realtà. Hanno però già potuto sperimentare la vita “di emigrato”.

Come nella precedente unità, ho scritto in blu le risposte degli studenti ed in verde i miei commenti.



Attività previste

  • Prima visione della sequenza 4 (di L’ARRIVO)

Brainstorming

Quali parole ti vengono in mente, guardando questa sequenza?

Le parole saranno raccolte alla lavagna.

Possibile gamma di parole chiave:

ARRIVO CAMBIAMENTO CITTÀ DIVERSITÀ EMOZIONI ENTUSIASMO FAMIGLIA FELICITÀ STUPORE SORPRESA

La sequenza piace. La guardano e riguardano con evidente partecipazione.

Queste le parole scelte dagli allievi, che sono, a parte pochi esempi, molto diverse da quelle previste. E’ evidente la mancanza di nomi astratti.




TOUR EIFFEL









FOLLA

Gli studenti sono invitati a rispondere alle domande.



Rispondi alle domande

  1. Chi sono le persone che vedi nel film?

Moctar, la mamma e il papà.

  1. Dove si trovano?

In Francia. A Parigi.

  1. Da che cosa lo capisci?

Dalla Tour Eiffel – Da come sono vestiti – C’è il papà

  1. Cosa fanno?

Visitano la città – Fanno fotografie – Hanno fatto spese

  1. Che sentimenti esprimono i loro visi?

Sono felici – sorpresi - meravigliati

  1. Perché Saffi protesta?

Perché il marito le fa una foto mentre ha la bocca aperta

  1. Cosa vedi d’altro, oltre i personaggi?

Una signora con il cappello rosso e un cane – Tanta gente che cammina – Le persone che si tengono per mano o sottobraccio – Il fiume - Le automobili (ma no! Si sentono, ma non si vedono!) -

  1. Che suoni e rumori senti?

Il rumore del traffico – la sirena di un’ambulanza – Le campane che suonano – Tanto rumore

Lettura delle risposte e prima discussione.

Mentre alle domande dalla 1 alla 6 gli studenti rispondono senza problemi, per far loro cogliere “l’altro” rispetto ai personaggi e “i rumori”, bisogna far passare e ripassare la sequenza più volte.

Gli studenti sono poi invitati a leggere la trascrizione del dialogo.



Leggi la trascrizione del dialogo della sequenza 4.

Come le cartoline di papà

Moctar e sua madre sono appena arrivati in Francia per ricongiungimento. Il padre li porta a visitare Parigi. Gli studenti leggono il dialogo, interpretando, di volta in volta, i vari personaggi. Faccio loro notare, per la grammatica, la presenza di verbi all’imperfetto, spiegandone brevemente l’uso. Tratteremo più diffusamente l’argomento dopo l’introduzione della sequenza 16.

Moctar - Come le cartoline che ci mandava papà.

Saffi- Certe erano più belle.

Marito- Saffi…(le scatta una fotografia)

Saffi- No, sono venuta con la bocca aperta! Non sta bene. Ti fa ridere?

Moctar- Sì!

  • Seconda visione della sequenza

Il tuo arrivo Gli studenti sono invitati a parlare del loro arrivo in Italia. Il dialogo è guidato da una serie di domande:

  1. Ti ricordi quando sei arrivato in Italia?

  2. Che giorno era?

  3. Ti ha accolto qualcuno?

  4. Cosa hai pensato vedendo il posto nuovo?

  5. Cosa pensavi di questo posto prima di arrivarci?

  6. Qualcuno ti aveva già parlato di questo posto?

  7. La persona che ti ha accolto, ti ha accompagnato a visitare la città?

Segnalo, in particolare, le prime suggestioni rispetto alla domanda n° 4:

  • mi sentivo meravigliato, ma triste: avevo lasciato la mia famiglia

  • vedevo tante cose diverse: lingua, facce, vestiti, palazzi

  • mi hanno colpito:  i pullman,

  • i supermercati,

  • la grande città,

  • il freddo,

  • i garage,

  • le chiese,

  • che di notte i negozi non chiudono le serracinesche,

  • che gli italiani sono razzisti, ma poco

Le risposte, date dapprima oralmente e poi per scritto, vengono raccolte e riordinate. Da esse nasce il seguente questionario, che è mirato sul gruppo di studenti e non potrebbe essere usato in un contesto diverso, se non con le opportune variazioni.

Ti ricordi quando sei arrivato in Italia ?

  • A SETTEMBRE  4 risposte

  • A OTTOBRE  1 risposta

  • A NOVEMBRE  1 risposta

  • A FEBBRAIO  1 risposta

  • A APRILE  1 risposta

Ti aspettava qualcuno?

  • Non mi aspettava nessuno.  1 risposta

  • Mi aspettava mio marito  3 risposte

  • Mi aspettava il fratello di mio marito  1 risposta

  • Mi aspettava mio fratello a Genova  1 risposta

  • Mi aspettava mia figlia  1 risposta

  • Sono arrivata a Genova, con mio marito  1 risposta

Cosa hai pensato quando hai visto il nuovo posto?

  • Che era un posto bello  2 risposte

  • Che era un posto freddo  5 risposte

  • Ero contenta di ritrovare mio marito  3 risposte

  • Genova molto bella, Torino brutta e fredda  3 risposte

  • Ho visto tante cose diverse  2 risposte

  • Ho visto case molto alte, ma la mia è piccola  1 risposta

Cosa sapevi di questo posto quando eri nel tuo paese?

  • In Italia si sta bene, ma la gente lavora tutto il giorno, ha sempre fretta, anche le donne  7

  • Volevo venire proprio in Italia, perché è un posto dove si sta bene  6

Qualcuno ti ha accompagnato a visitare la città?

  • Ho visitato tutta la città con mio marito  4 risposte

  • L’educatore e gli amici mi hanno fatto vedere il Valentino e la collina  1 risposta

  • Non ho visto molto di Torino  3 risposte

LA CITTA’ IN CUI VIVO

Rispondi alle domande Tutti gli studenti concordano sulle seguenti risposte:

  1. Io abito aTORINO

 grande

  1. E’ un/una  piccolo  paese

 piccola  città

  1. Si trova nel  nord

 sud

 est


 ovest dell’Italia

  1. E’  vecchio

 vecchia

 moderna



  1. Si trova:  al mare

 in montagna

 vicino alla collina



  1. Quante stazioni ci sono? 4 STAZIONI

  2. Come si chiamano? PORTA SUSA, PORTA NUOVA, LINGOTTO, STAZIONE DORA

  3. C’è un aeroporto? SI, L’AEROPORTO DI CASELLE

  4. Se si, dove si trova?  dentro la città

 fuori della città

 vicino alla città

 lontano dalla città


  1. Ci sono:  il mare

 un fiume

 più di un fiume

 la montagna

 la collina

 pochi parchi e giardini

molti parchi e giardini



  1. Se lo sai, scrivi il nome di (gli studenti non conoscono i nomi dei luoghi della città e neppure frequentano tanti posti diversi, per cui l’esercizio viene svolto collettivamente e le risposte sono univoche)

 un palazzo PALAZZO REALE, PALAZZO MADAMA

 un monumento LA MOLE

 una chiesa SUPERGA

 un cinema MASSIMO

 un supermercato BENNET, AUCHAN, IPERCOOP

 una piazza. CASTELLO

 un giardino IL VALENTINO

 un edificio pubblico IL COMUNE, L’ANAGRAFE

 un mercato PORTA PALAZZO


  1. La città dove abiti è:  tranquilla

 silenziosa

 rumorosa

 piena di gente

 piena di traffico

 con poco traffico

 sporca


 pulita

 inquinata

 ...........................................................................


  1. Scrivi le cose che ti piacciono di più della città dove vivi (sono possibili 3 risposte):

 LA VITA CON MIO MARITO

 LA SCUOLA

 I GIARDINI

 I SUPERMERCATI



  1. Scrivi le cose che ti piacciono di meno (sono possibili 3 risposte)::

 IL FREDDO, LA PIOGGIA

 LA CASA TROPPO PICCOLA

 IL TRAFFICO

IL RAZZISMO

 LA CACCA DEI CANI PER STRADA

Dopo la sequenza 4, che ci ha dato modo di parlare della sorpresa e della felicità legate all’ARRIVO, passiamo ora ad analizzare una situazione di disagio e di sofferenza: la sequenza 16, sul tema VIVERE ALTROVE.

LE CRI DU CŒUR

(Le cri du coeur, Francia/Burkina Faso 1994, col, 86’, in lingua francese con sottotitoli in italiano) di Idrissa Ouedraogo



  • Prima vision e della sequenza 16

Rispondi alle domande(le domande sono le stesse della sequenza precedente)

  1. Chi sono le persone che vedi nel film?

Saffi e Ibrahim, moglie e marito

  1. Dove si trovano?

In un bar

  1. Da che cosa lo capisci?

Ci sono altre persone, ci sono i tavolini, loro prendono un caffé

  1. Cosa fanno?

Parlano di Moctar, non sono contenti. Saffi è preoccupata

  1. Che sentimenti esprimono i loro visi?

Felicità 

Meraviglia 

Preoccupazione 

Tristezza 

Ansia 

Paura 


  1. Perché Saffi non è contenta?

Moctar è scappato o è in ritardo. Saffi ha paura che Ibrahim sgridi il figlio e lo picchi.

  1. Cosa vedi d’altro, oltre i personaggi?

C’è una persona che legge, altre che parlano

  1. Che suoni e rumori senti?

Il rumore delle tazzine, le voci di altre persone.

  1. Cosa è cambiato, secondo te, dalla sequenza precedente?

A Moctar non piace la Francia: tutto è nuovo, la città, la scuola, la pioggia, il freddo. Non ha amici. Per i bambini è difficile adattarsi a una vita di migrazione.

Gli studenti sono poi invitati a leggere la trascrizione del dialogo.



Leggi la trascrizione del dialogo della sequenza 16.

C’è bisogno di tempo…

Saffi, insieme al figlio Moctar ha raggiunto da poco il marito in Francia. Il ragazzino ha difficoltà ad adattarsi alla nuova situazione. Un giorno Moctar ritarda a rientrare. Saffi è preoccupata.

Gli studenti leggono il dialogo, interpretando, di volta in volta, i due personaggi.



Ibrahim- Non preoccuparti, Saffi. Dove vuoi che vada? Non conosce nessuno qui. Tornerà.

Saffi- Tu sei così impassibile, sicuro di te. Non ti può turbare niente.

Ma noi….ci hai chiesto se amavamo questa città?

Se sopportavamo la pioggia, il freddo?

Tu hai avuto il tempo di abituarti, ma Moctar è ancora piccolo.



Ibrahim- Non è l’unico a venire in Francia.

Voglio solo che sia bravo a scuola.

Che devo fare? Piantare tutto e tornare in Africa?

Saffi- Ma no. Non dico questo, lo sai benissimo.

Devi essere più comprensivo.

Quando torna, non sgridarlo.

Ibrahim- Va bene.

Saffi- Me lo prometti?

Ibrahim- Te lo prometto.

Leggi attentamente il dialogo e rispondi alle domande:


  1. Di chi parlano Saffi e Ibrahim? Di Moctar

  2. Che cosa è successo a Moctar? Moctar forse è scappato o è in ritardo.

  3. Com’è Saffi?  preoccupata

 tranquilla

 arrabbiata



  1. Com’è Ibrahim?  preoccupato

 tranquillo

 arrabbiato



  1. Che cosa Ibrahim non ha chiesto a Saffi e a Moctar? Se la Francia gli piaceva.

  2. Che cosa deve fare Moctar, secondo Ibrahim? Deve essere bravo a scuola.

  3. Secondo te Saffi è contenta di essere a Parigi? Si.

  4. Perché? Perché sta con suo marito, ma ora è preoccupata per Moctar.

  5. Che cosa promette Ibrahim a Saffi? Di essere comprensivo e di avere pazienza.

A questo punto introduciamo l’analisi grammaticale dei verbi all’imperfetto, verbi che sono presenti nei due dialoghi letti.

IL TEMPO INDICATIVO IMPERFETTO

Il tempo imperfetto si usa per raccontare azioni che si ripetono nel passato o per descrivere cose, persone, situazioni.

Si forma con –avo, -avi, -ava, -avamo, -avate, -avano per i verbi del 1° gruppo;

-evo, -evi, -eva, -evamo, -evate, -evano per i verbi del 2° gruppo

-ivo, -ivi, -iva, -ivamo, -ivate, -ivano per i verbi del 3° gruppo





VERBI REGOLARI




STUDIARE

LEGGERE

PARTIRE

Io studiavo

Tu studiavi

Lui/lei studiava

Noi studiavamo

Voi studiavate

Loro studiavano




Leggevo

Leggevi


Leggeva

Leggevamo

Leggevate

leggevano



Partivo

Partivi


Partiva

Partivamo

Partivate

Partivano









VERBI IRREGOLARI




ESSERE

FARE

DIRE

Io ero

Tu eri


Lui/lei era

Noi eravamo

Voi eravate

Loro erano



Facevo

Facevi


Faceva

Facevamo


Facevate

Facevano


Dicevo

Dicevi


Diceva

Dicevamo


Dicevate

Dicevano




Trasforma le frasi come nell’esempio:

  1. Io abitavo in Marocco. NOI ABITAVAMO IN MAROCCO.

  2. Andavo a scuola. ANDAVAMO A SCUOLA.

  3. Alla sera uscivo con gli amici. ALLA SERA USCIVAMO CON GLI AMICI.

  4. Giocavo a pallone. GIOCAVAMO A PALLONE.

  5. Studiavo il francese. STUDIAVAMO IL FRANCESE.

  6. Said viveva in Tunisia. LORO VIVEVANO IN TUNISIA.

  7. Era impiegato. ERANO IMPIEGATI.

  8. Lavorava in un ufficio. LAVORAVANO IN UN UFFICIO.

  9. Guadagnava poco. GUADAGNAVANO POCO.

  10. Sognava di venire in Italia. SOGNAVANO DI VENIRE IN ITALIA.

Leggi: “Said racconta”

Quando ero nel mio paese studiavo ancora. Andavo ogni giorno all’università, studiavo agraria. La sera uscivo con gli amici, mi divertivo, stavo in compagnia.

La mia vita era più facile di adesso, senza pensieri, ma non vedevo un futuro. Tanti amici più grandi di me erano già andati via, in Francia, in Belgio, in Italia, in cerca di fortunaz, di libertà, di lavoro. Così anch’io sognavo di partire.

I miei genitori non volevano lasciarmi partire. Dicevano che ero il maggiore e dovevo stare con loro. Due anni fa sono partito.



E’ Said che racconta, quindi parla in prima persona. Ora rileggi il racconto usando la terza persona: “lui”.

E tu, cosa facevi prima di venire in Italia? Gli studenti raccontano, noi insegnanti prendiamo nota delle loro testimonianze.

Io andavo a scuola, studiavo l’inglese. Volevo fare l’avvocato. Poi andavo in questura per il permesso: volevo venire in Italia. (Godstime)

Io andavo ad un corso da sarta. Alla sera andavo a divertirmi con gli amici. (Touria)

Io andavo a scuola. Ho fatto la terza media. Poi lavoravo in una fabbrica di abbigliamento, tagliavo abiti sportivi (DECATHLON – QUECHUA – KIABI). Poi hanno chiuso la fabbrica. (Rabhia)

Prima andavo a scuola per prendere la terza media, poi facevo un corso per parrucchiera e lavoravo come parrucchiera. (Imane)

Io sono stata in Francia per 3 anni, a Parigi, nel 16°. Facevo la baby sitter per un bambino handicappato. In Marocco avevo un marito, ma l’ho lasciato per andare in Francia. Quando sono tornata, abbiamo avuto altri due figli. Ha di nuovo lasciato il marito per venire in Italia, dalla figlia maggiore. Il marito intanto è morto, ma non era un buon marito. (Aîcha)

Andavo a scuola, poi sono arrivata qui. (Nadia)

Prima andavo a scuola e ho preso il diploma da maestra. Cercavo lavoro, ma non lo trovavo: in Tunisia non c’era. Mio marito, che era già a Torino, mi ha chiamato. Là mi annoiavo. (Radhia)



In Marocco facevo l’ambulante. Giravo a piedi, non avevo neanche un carretto o un asino. Vendevo merce. Abitavo in montagna, vicino a Casablanca. (Ali)


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