Voglia di vivere



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VADEMECUM DEL DOCENTE DI SOSTEGNO
ESTRATTO DAL DOCUMENTO “VOGLIA DI VIVERE” REALIZZATO DAL CTI MESTRE

12 ELEMENTI PER CAPIRE, AGIRE, COLLABORARE E INTEGRARE

1-INDIVIDUAZIONE DELL’ALUNNO DISABILE

CHI RICHIEDE L’INDIVIDUAZIONE DELLA DISABILITA’

--> L’individuazione viene richiesta dal genitore (o dall’esercente la potestà

parentale)

Essi devono produrre la Certificazione clinica, contenente la Diagnosi  Multiassiale (in base ai codici diagnostici riferiti  all’ICD 10), da allegare alla  domanda  di accertamento, e la Diagnosi  Funzionale, utile ai fini dell’individuazione dei bisogni educativi.

- Se    dalla    valutazione    risulta    una     diagnosi   di    patologia, per    cui    si  rende   necessaria la presenza  dell’insegnante di sostegno, la Famiglia  richiede l'accertamento da parte dell’Unità  di Valutazione  Multidisciplinare   Distrettuale  (UVMD),  da presentare  al  Distretto Socio  Sanitario  di appartenenza

- Si effettua l'UVMD, con valutazione collegiale da parte di operatori sanitari e sociali e produzione del Verbale di Accertamento.

CHI REDIGE IL DOCUMENTO DI CERTIFICAZIONE DI DISABILITA’

--> Il documento viene redatto dall’équipe multidisciplinare, composta da:

neuropsichiatra infantile, psicologo, assistente sociale, eventuale terapista della

riabilitazione.

Legge 15 luglio 2011, n. 111

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.”

(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2011 n. 164)

Art- 19


Le commissioni mediche di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei casi di valutazione della diagnosi funzionale costitutiva del diritto all'assegnazione del docente di sostegno all'alunno disabile, sono integrate obbligatoriamente con un rappresentante dell'INPS, che partecipa a titolo gratuito.

VALIDITA’ DELLA CERTIFICAZIONE

--> La certificazione ha validità fino alla sua eventuale revoca decisa dal gruppo di

lavoro che si occupa dell’alunno; in ogni caso i genitori possono richiedere

l’interruzione dei benefici previsti dalla L. 104/92 in qualunque momento lo

ritengano opportuno, attraverso una semplice richiesta indirizzata al Dirigente

Scolastico.

____________________________________________________________________

2-LA DIAGNOSI FUNZIONALE (D.F.)

COS’E’ :


--> Il documento che attesta la situazione di handicap, ai fini dell’integrazione scolastica,

è denominato Diagnosi Funzionale. Si tratta di un documento sanitario (disciplinato

dall’art. 3 del D.P.R. 24/02/94) in cui viene descritto stato di salute, capacità,

potenzialità e difficoltà dello sviluppo psicofisico dell’alunno certificato.

--> Sulla base della recente Intesa Stato-Regioni, la Diagnosi Funzionale include il

Profilo Dinamico Funzionale (P.D.F.).  

QUANDO

--> La Diagnosi Funzionale deve essere predisposta entro il 30 luglio (D.P.C.M. 185/06



art. 3 comma 1 e L. 333/01 art.4 commi 1 e2) dell’anno precedente (ma sarebbe utile

averla un paio di mesi prima), ad ogni passaggio di ciclo scolastico e aggiornata

periodicamente.

--> La Diagnosi Funzionale è atto sottoposto alla legge di tutela della privacy.

--> La Diagnosi Funzionale si articola nelle seguenti parti:

1. approfondimento anamnestico e clinico;

2. descrizione del quadro di funzionalità nei vari contesti;

3. definizione degli obiettivi in relazione ai possibili interventi clinici, sociali

ed educativi e delle idonee strategie integrate di intervento;

4. individuazione delle tipologie delle competenze professionali e delle risorse

strutturali necessarie per l’integrazione scolastica e sociale.

--> La Diagnosi Funzionale non si limita ad accertare il tipo e la gravità del deficit, bensì

indica le aree di potenzialità dal punto di vista funzionale. Costituisce, dunque, il

presupposto necessario per la stesura del Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.).

CHI LA REDIGE

--> Il documento viene redatto dall’Équipe multidisciplinare dell’Unità Operativa di

Neuropsichiatria Infantile della ASL/ULSS di riferimento (composta dal medico

specialista in neuropsichiatria infantile, dallo psicologo dell’età evolutiva, dal

terapista della riabilitazione e dagli operatori sociali in servizio presso la ASL).

COME


Il documento viene presentato, all’inizio dell’anno scolastico, in sede di incontro

interprofessionale, promosso dal Dirigente che lo presiede direttamente o tramite un  

 proprio delegato. All’incontro partecipano tutti gli operatori coinvolti nel progetto di

integrazione: insegnanti di classe e di sostegno, operatori dell’équipe, genitori

dell’alunno in situazione di disabilità. Può essere nuovamente redatto se, nel corso

dell’iter scolastico, le condizioni dello stato di salute dell’alunno si modificano in

maniera sostanziale.

A COSA SERVE

E’ uno strumento conoscitivo che, partendo dalla menomazione e dai suoi effetti sul

soggetto, mira ad individuare l’insieme delle disabilità e delle capacità dello stesso.

E’ documento indispensabile al fine di poter accedere, in relazione ai bisogni

dell’alunno disabile, agli interventi educativi, assistenziali e di sostegno necessari alla

sua integrazione scolastica.

____________________________________________________________________

3 - PROGRAMMAZIONE EDUCATIVA INDIVIDUALIZZATA

(P.E.I.)

COS’E’

--> Si tratta di un documento nel quale vengono descritti gli interventi e i percorsi



integrati alla programmazione di classe e ciò coerentemente con gli orientamenti e le

attività extrascolastiche di carattere riabilitativo e socio-educativo. Può essere redatto

(con il consenso scritto della famiglia) in modo tale da individuare percorsi didattici

non riconducibili alla specifica programmazione della classe. In tal caso si parla di

programmazione differenziata.

Sulla base degli elementi desunti dalla Diagnosi Funzionale, si elabora ciò che non

deve limitarsi al solo progetto didattico, ma è un vero e proprio progetto globale di

vita in cui vengono descritti tutti gli interventi finalizzati all’integrazione scolastica e

sociale dell’alunno in situazione di disabilità per un determinato periodo (anno

scolastico suddiviso in trimestri o quadrimestri), al termine del quale bisogna

effettuare verifiche e apportare eventuali modifiche (D.P.R. 24/2/94 art. 6 -  

 L.104/92). E’ un documento flessibile, che può essere modificato se il team che segue

l’alunno ritiene che sia stato costruito in modo non rispondente ai reali bisogni

dell’allievo disabile.

--> Il P.E.I. consente di individuare le proposte relative alle risorse necessarie:

assegnazione delle ore di sostegno, modalità di assistenza per l’autonomia e la

comunicazione, utilizzo di ausili e sussidi didattici, assistenza igienica ecc. (D.P.R.

del 24.02.94 art.5 comma 4).

CHI LO REDIGE

--> E’ redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla ASL e dal

Consiglio della classe di cui fa parte l’allievo e con la partecipazione dell'insegnante

operatore psico-pedagogico, ove presente, in collaborazione con i genitori o gli

esercenti la potestà parentale dell'alunno. Tutti questi soggetti formano il G.L.H.O.

(Gruppo di Lavoro Operativo per l’Handicap).

COSA CONTIENE IL P.E.I.

- finalità e obiettivi didattici

- itinerari di lavoro

- sussidi tecnologici

- metodologie, tecniche e verifiche

- modalità di coinvolgimento della famiglia

Il G.L.H.O. può scegliere tra tre tipi di percorsi didattici, con il parere vincolante dei

genitori:

A- percorso “NORMALE” ( programma della classe );

B- percorso “SEMPLIFICATO” o “per obiettivi minimi”: si sostanzia nella

riduzione o sostituzione di alcuni contenuti programmatici di alcune discipline

(L.104/92 art. 16 comma 1). Gli allievi che seguono questa programmazione,  

al termine del ciclo di studi, sostengono le stesse prove d’esame dei loro

compagni e se le superano conseguono un titolo di studio con valore legale

(riconducibile al programma della classe);

C- percorso “DIFFERENZIATO” con contenuti, cioè, estremamente ridotti o

diversi da quelli dei compagni. (non riconducibile al programma della

classe). Alla fine del ciclo di studi, l’allievo sostiene delle prove differenziate e

consegue un attestato di frequenza che non ha valore legale.

QUANDO


Deve essere redatto entro il 30 novembre. Si verifica con frequenza possibilmente

trimestrale. Per casi di particolare difficoltà le verifiche sono più frequenti.

____________________________________________________________________

4 : TUTELA DELLA PRIVACY

--> Le notizie sulle disabilità degli alunni, e tutte le certificazioni mediche sono dati

sensibili (L.675/96 art. 22; Codice in materia di protezione dei dati personali D.lgs

196/03; Prescrizione del Garante sul trattamento dei dati da parte delle scuole del

26/07/2005); le istituzioni scolastiche sono quindi tenute all’applicazione della legge

sulla privacy.

--> Il Dirigente Scolastico, che è il responsabile del trattamento dei dati, può

legittimamente raccogliere i dati sensibili dell’alunno con disabilità e comunicarli

agli organi competenti per l’erogazione degli interventi necessari all’integrazione

scolastica (si veda il Decreto Ministero Pubblica Istruzione n. 305 del 07/12/2006,

emanato in attuazione del Codice in materia di dati personali).

Il Dirigente Scolastico deve comunicare la Diagnosi Funzionale ai membri delle

Équipe Pedagogiche e ai componenti del GLHO (ex art. 12 comma 5 L. 104/92) per

la formulazione del PEI.

--> Tutti i soggetti coinvolti possono solo prendere annotazioni ma non duplicare la

Diagnosi Funzionale. Sono, in ogni caso, tenuti all’obbligo del segreto d’ufficio, la

cui violazione è sanzionata a livello penale.

I genitori hanno sempre diritto di estrarre copie, del PEI e di tutti i documenti relativi

al percorso scolastico del figlio (L.241/90 art. 22 comma 1, art. 25).

____________________________________________________________________

5- Il GRUPPO DI LAVORO OPERATIVO SULL’HANDICAP (G.L.H.O.)

COS’E’ .

--> E’ un gruppo di lavoro multidisciplinare (art. 12 comma 5 L.104/92) che, su

convocazione del Dirigente Scolastico, previo accordo con gli operatori interessati,

programma e verifica gli interventi per l’integrazione scolastica e il progetto

educativo globale (anche extrascolastico), specifici per il singolo alunno.

CHE FUNZIONI HA

--> Il G.L.H.O., in linea generale, programma e verifica le specifiche attività scolastiche

ed extrascolastiche dell’alunno in situazione di disabilità.

Tra i compiti specifici di tale gruppo c’è quello di predisporre il P.E.I., di verificarne

l’attuazione nonché l’efficacia dell’intervento scolastico (art.12 L104/92, commi 5 e

6 e Atto di Indirizzo D.P.R. del 24/02/94 art.4 e 5), valutare l’ opportunità e il

coinvolgimento dell’accudiente e/o facilitatore nell’azione globale dell’intervento di

recupero a favore dell’allievo disabile. Tale apporto va inserito (con progetto) nel

P.E.I.


--> IL G.L.H.O. propone, inoltre, eventuali modifiche all’erogazione del sostegno

didattico dopo aver sentito il Consiglio di Classe e considerate le specifiche esigenze

di recupero psico-socio-pedagogico.

DA CHI E’ COMPOSTO

--> E’ composto dal Dirigente Scolastico, dall’Équipe pedagogica, dagli assistenti per

l’autonomia e la comunicazione, dagli operatori dell’équipe multidisciplinare della

ASL, dagli operatori (dell’ASL e/o dell’ente privato referente che seguono il percorso

riabilitativo dell’alunno con disabilità), dai genitori, da un esperto di loro fiducia e/o

dall’Associazione di cui fanno parte.

QUANDO SI RIUNISCE

--> Si riunisce almeno due volte l’anno per la stesura, l’aggiornamento e la verifica del

P.D.F. (art.13, L104/92) e del P.E.I. (art.14, L104/92).

In casi particolari un’ulteriore convocazione può essere richiesta da qualunque

componente del gruppo.

____________________________________________________________________

6- Il GRUPPO DI LAVORO D’ISTITUTO SULL’HANDICAP (G.L.H.I.)

COS’E’

--> E’ un Gruppo di Lavoro sull’Handicap a livello di Istituto, con compiti di



organizzazione e di indirizzo, nominato dal Dirigente Scolastico.

DA CHI E’ COMPOSTO

--> Il G.L.H.I. è composto dal Dirigente Scolastico, dai rappresentanti degli insegnanti

curriculari e di sostegno, dai rappresentanti degli Enti Locali (compresi gli assistenti

per l’autonomia e la comunicazione), dai rappresentanti dei collaboratori scolastici

impegnati nell’assistenza igienica, dai rappresentanti delle ASL, dai rappresentanti

dei genitori di tutti gli alunni, dai rappresentanti delle Associazioni e/o di familiari

dei ragazzi con disabilità, oltre che dai rappresentanti degli studenti solo per la

scuola secondaria di secondo grado.

QUANDO SI RIUNISCE

--> Si riunisce all’inizio dell’anno e in qualsiasi momento lo richiedano il Dirigente

Scolastico, le famiglie o gli operatori scolastici.

CHE FUNZIONI HA

Il G.L.H.I., come previsto dall’art. 15 comma 2 della L.104/92, dalla C.M. 262/88 –

par.2 e dal D.M. 122/94, ha il compito di:

--> creare rapporti con il territorio per la mappatura e la programmazione delle

risorse;

--> collaborare alle iniziative educative e integrative predisposte nel P.O.F.;

--> analizzare la situazione complessiva della disabilità nelle scuola di competenza;

analizzare le risorse umane e i materiali dell’Istituto al fine di predisporre

interventi volti alla integrazione;

--> formulare proposte per la formazione e l’aggiornamento del personale (art. 14.

comma 7 della L.104/92);

--> proporre ai Coordinatori dei Consigli di Classe i materiali e i sussidi didattici

necessari agli allievi con difficoltà di apprendimento;

--> produrre documenti inerenti l’integrazione scolastica;

--> pubblicizzare le attività dell’Istituto e i materiali didattici prodotti.

____________________________________________________________________

7- IL DOCENTE CURRICULARE E IL DOCENTE DI SOSTEGNO

--> Affinché l’integrazione degli alunni con disabilità sia reale ed efficace, occorre che vi

sia il coinvolgimento attivo e la presa in carico da parte degli insegnanti curriculari, i

quali sono insegnanti di tutti gli alunni della classe (C.M. 78/03; Nota Ministeriale n.

4088 del 2 ottobre 2002).

Tutti gli interventi didattici inerenti al P.E.I. “debbono coinvolgere l’intero corpo

docente, e ciò superando la logica, purtroppo diffusa e ricorrente della delega del  

problema dell’integrazione al solo insegnante di sostegno” (Nota Ministeriale n.

2407dell’8 agosto 2002).

--> La figura dell’insegnante per le attività di sostegno è prevista nella scuola di ogni

ordine e grado (inclusi i corsi serali per adulti) (L.517/77; L. 270/82; C.M. n. 262/88).

--> La sua attività deve essere rivolta all’intera classe nella quale è iscritto l’alunno in

situazione di disabilità. Infatti l’insegnante di sostegno è un insegnante a sostegno

alla classe per favorire l’integrazione di tutti gli studenti. Ha anche il ruolo di

facilitatore della comunicazione e della relazione tra i docenti, l’alunno con disabilità,

gli alunni della classe e gli altri soggetti che interagiscono nel processo di

integrazione (famiglia, personale ASL, educatori, mediatori, assistenti per

l’autonomia e la comunicazione), si tratta di un docente metodologo.

--> Il docente di sostegno partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla

elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, di

classe e dei collegi docenti.

--> Il Dirigente Scolastico assegna l’insegnante di sostegno alla classe in contitolarità

con i docenti curriculari.

____________________________________________________________________

8- L’ASSISTENTE PER L’AUTONOMIA E LA COMUNICAZIONE

--> Si tratta di personale appositamente formato, in possesso di competenze professionali

specifiche o riconosciute tali, che si inserisce nelle attività scolastiche secondo un

progetto elaborato in base ai bisogni dell’alunno in situazione di disabilità.

CHE FUNZIONI HA

--> Ha il compito di sostenere l’alunno nell’ambito dell’autonomia e della

comunicazione, collaborando con il personale della scuola e gli insegnanti ai fini

della effettiva partecipazione dell’alunno a tutte le attività scolastiche e,

compatibilmente con l’organizzazione del proprio orario di lavoro, extrascolastiche.

____________________________________________________________________  

 

9- IL TRASPORTO, CHI FORNISCE IL SERVIZIO



--> Il trasporto per gli studenti disabili è garantito gratuitamente dal Comune di residenza

agli studenti della scuola dell’obbligo, per il percorso da casa a scuola e viceversa,

mediante pulmino attrezzato per gli specifici bisogni.

--> Solo per la gestione del servizio di trasporto scolastico agli studenti delle scuole

secondarie di secondo grado il servizio è erogato dalla Provincia che di fatto delega i

Comuni che, a loro volta, utilizzano fondi provinciali e regionali, delegano le

cooperative trasporto disabili. (D.lgs 112/98; L.328/00;L-142/90).

COME SI ACCEDE AL SERVIZIO

--> Segnalata alla scuola la necessità del trasporto, questa si attiverà per la richiesta

all’Ente locale competente, il quale, non appena in possesso della documentazione

necessaria, sarà in grado di gestire a livello tecnico-amministrativo l’intero servizio, a

partire dall’accertamento del diritto alla prestazione fino all’erogazione dello stesso.

____________________________________________________________________

10- USCITE, VISITE E VIAGGI DI ISTRUZIONE

“E' nota la valenza educativa e culturale dei viaggi d'istruzione, relativamente ai quali

sono state emanate fino ad oggi numerose circolari; essi rappresentano, infatti,

nell'articolato progetto dell'offerta formativa della scuola, una opportunità

fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun

alunno e per l'attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente

diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio”.

(Nota Ministeriale 11 aprile 2002, n. 645, che richiama le Circolari Ministeriali 14

ottobre 1992, n. 291 e 2 ottobre 1996, n. 623).

La Nota Ministeriale n. 645 precisa che:  

a) l'Istituzione Scolastica, per una corretta e funzionale organizzazione, nonché per la

determinazione del costo del viaggio, comunicherà all'Agenzia di Viaggi la

presenza di allievi in situazione di disabilità, i relativi servizi necessari e

l'eventuale presenza di assistenti educatori culturali;

b) agli allievi in situazione di disabilità e agli assistenti educatori culturali dovranno

essere forniti i servizi idonei, secondo la normativa vigente in materia.

Poiché nella stessa Nota si legge che “i viaggi d'istruzione potranno essere effettuati

con qualsiasi mezzo idoneo di trasporto", è chiaro che i mezzi dovranno essere anche

accessibili, qualora vi siano alunni su sedia a rotelle.

(Pertanto, l'agenzia di viaggi dovrà fornire, a seconda dei casi, un pullman con

sollevatore, orari di treni con vetture accessibili, nonché, tramite preavviso alle

Ferrovie dello Stato, stazioni con sollevatori mobili, qualora le carrozze ferroviarie

non li abbiano incorporati, richiesta di pre-imbarco agli aeroporti per la prevista

assistenza di viaggio alle persone con disabilità).

--> Per gli accompagnatori è prevista una gratuità per ogni 15 alunni paganti. Dato il

diritto alle pari opportunità, l'alunno con disabilità non dovrebbe, in via di principio,

pagare la persona che l'accompagna. L'accompagnatore non deve essere

necessariamente l'insegnante di sostegno, ma può essere un qualunque membro della

comunità scolastica (docenti, personale, familiari, accudiente).

____________________________________________________________________

11-ISTRUZIONE A DOMICILIO

--> Gli alunni con o senza disabilità che sono impossibilitati per ragioni di carenze

immunitarie o per necessità di salute, certificati dalla autorità sanitaria, a frequentare

la scuola per un periodo superiore a 30 giorni, hanno diritto a concordare con la

scuola un programma con l’invio a domicilio di docenti per qualche ora settimanale,

come del resto avviene per gli altri studenti.  

--> Titolari della gestione del servizio di istruzione domiciliare sono gli Uffici Scolastici

Regionali competenti per territorio, ai quali sono assegnate le risorse finanziarie per

gli interventi. A seguito di apposita motivata richiesta a detti Uffici da parte

dell’istituzione scolastica interessata, potranno essere assegnate le risorse necessarie

per la realizzazione delle azioni programmate.

A tal fine, sarà necessario osservare le seguenti procedure:

‐ la scuola interessata dovrà elaborare un progetto di offerta formativa nei confronti

dell’alunno impedito alla frequenza scolastica, con l’indicazione del numero dei

docenti coinvolti e delle ore di lezione previste;

‐ il progetto dovrà essere approvato dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio

d’Istituto, in apposite sedute d’urgenza previste dal Dirigente Scolastico, e inserito

nel POF;

‐ la richiesta, con allegata certificazione sanitaria, e il progetto elaborato verranno

presentati al competente Ufficio Scolastico Regionale che procederà alla

valutazione della documentazione presentata, ai fini dell’approvazione e della

successiva assegnazione delle risorse.

Poiché potrebbero essere più d’una le richieste avanzate e non tutte presentate

all’inizio dell’anno scolastico, le Direzioni Generali Regionali procederanno,

eventualmente attraverso un’apposita commissione di valutazione, ad elaborare un

elenco di priorità degli interventi, anche in considerazione delle risorse finanziarie

disponibili.

--> Può anche essere previsto l’utilizzo della webcam per seguire le lezioni in classe,

sempre che vi sia il consenso scritto dei docenti e dei genitori degli alunni.

I compiti scritti possono essere inviati on-line ai docenti e da questi restituiti corretti.

(C.M. 149 del 10/10/2001)

____________________________________________________________________

 

12- SOMMINISTRAZIONE ORDINARIA DI FARMACI IN ORARIO SCOLASTICO



--> Nel caso sia assolutamente necessaria l'ordinaria somministrazione di farmaci nel

tempo coincidente con l'orario scolastico, questa deve essere debitamente certificata

dal medico curante, che definisce anche analiticamente le dosi necessarie e tutte le

cautele tecniche sulla somministrazione, precisando le competenze richieste all'adulto

che potrebbe somministrare il farmaco.

--> Il Dirigente Scolastico che riceva richiesta di somministrazione di farmaci in orario

scolastico da parte della famiglia, con allegata la dettagliata prescrizione del medico

curante individua chi, tra il personale docente o non docente, abbia seguito il corso di

primo soccorso, sia disponibile ad occuparsi della somministrazione, sempre che non

siano richieste competenze specialistiche di tipo sanitario né discrezionalità nei

dosaggi (es.: peretta pre-dosata di Valium; insulina pre-dosata). (Nota ministeriale n.

2312 del 25.11.05 – Linee guida per la somministrazione di farmaci in orario

scolastico.)

--> In mancanza di disponibilità del personale scolastico, il Dirigente dovrà rivolgersi

alle istituzioni pubbliche locali (ASL, Comune) o ad enti ed associazioni non

lucrative del privato sociale stipulando con esse una convenzione (es. Croce Rossa

Italiana, Unità Mobili di Strada).

UNA BREVE RIFLESSIONE SULLA VALUTAZIONE DEGLI ALLIEVI DISABILI AI FINI DELL’AMMISSIONE ALLA CLASSE SUCCESSIVA O AGLI ESAMI CONCLUSIVI DEL PERCORSO SCOLASTICO

Le disposizioni normative concernenti la valutazione degli allievi con certificazione

nella scuola secondaria sono da considerarsi conoscenza imprescindibile di cui deve

disporre ogni docente. Se, infatti, il momento della valutazione non può pensarsi

come atto unilaterale di un singolo insegnante in quanto nella sua fase finale e

determinante diviene necessariamente decisione collegiale (ci riferiamo al momento

dello scrutinio), è ancora più evidente che i criteri valutativi adottati nei confronti del

percorso scolastico degli alunni con certificazione richiedono una stretta

collaborazione tra gli insegnanti del consiglio di classe, collaborazione continuativa,

costante, proficua che, nel rispetto della specificità di ogni singola situazione, non

perda mai di vista quanto previsto dalla normativa.

Non sempre nelle scuole tali disposizioni sono note a tutti gli insegnanti e spesso la

scarsa conoscenza in materia si ripercuote, il più delle volte negativamente, non solo

sul percorso scolastico dell’allievo, ma pure sull’intero progetto di vita che lo

riguarda. Spetta perciò all’insegnante di sostegno informare i colleghi di quanto

dispone la normativa circa la valutazione degli allievi diversamente abili e, allo stesso

modo, chiarire anche alle famiglie quali sono gli aspetti essenziali previsti dalle

disposizioni ministeriali in materia. Si vedrà più avanti quale importante ruolo giochi

la famiglia di un allievo con certificazione ai fini della valutazione e come un parere

della famiglia stessa possa incidere e condizionare il percorso scolastico del figlio.

Le disposizioni ministeriali che attualmente disciplinano la valutazione degli allievi

con certificazione nella scuola secondaria di primo e di secondo grado sono contenute

nell’O.M. 90/2001 (l’ordinanza che disciplina le norme per lo svolgimento degli  

scrutini e degli esami nelle scuole statali e non statali, tuttora in vigore), più

precisamente nell’art. 11 (scuola secondaria di primo grado) e nell’art. 15 (scuola

secondaria di secondo grado).

Fatti salvi alcuni punti essenziali che vengono trattati allo stesso modo nei predetti

articoli, è importante tenere presente che la valutazione è disciplinata diversamente

nei due gradi di scuola e come, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado,

la non conoscenza delle disposizioni contenute nell’art. 15 possa compromettere

l’intera progettazione del percorso didattico-educativo relativo all’allievo disabile.

Verranno poi presi in esame i punti maggiormente significativi degli articoli 11 e 15,

evidenziando sì le analogie tra quanto in essi contenuto, ma soprattutto ciò che

differenzia profondamente la valutazione nella scuola secondaria di secondo grado

dalla valutazione in quella di primo grado.

Prima però di procedere in tal senso, è necessario chiarire quali diverse tipologie di

“percorso scolastico” (ovvero di programmazione) può seguire un allievo con

certificazione.

Uno studente disabile può avvalersi di una programmazione:

a) uguale o equipollente (il concetto di equipollenza verrà approfondito più avanti) a

quella proposta alla classe;

b) ridotta e/o semplificata rispetto a quella proposta alla classe;

c) differenziata.

In concreto, per programmazione uguale o equipollente a quella della classe, si

intende quando lo studente segue in tutte le materie il programma previsto per la

classe, svolgendo le medesime prove di verifica (o prove equipollenti). E’ quella che,

seppur impropriamente, viene comunemente definita “programmazione per obiettivi

minimi”. La programmazione ridotta e/o semplificata è quella secondo la quale allo

studente vengono proposti gli stessi contenuti disciplinari previsti per la classe (o

alcuni tra tali contenuti) ma ridotti e/o semplificati, tenendo conto delle difficoltà  

dello studente stesso. Se, per esempio, l’insegnante di storia spiega la seconda guerra

mondiale alla classe, anche lo studente disabile affronterà tale argomento, anche se in

forma ridotta e/o semplificata (in qualche caso si può decidere di semplificare

utilizzando addirittura testi in uso nella scuola primaria). La programmazione

differenziata si ha quando allo studente vengono proposti contenuti disciplinari

diversi da quelli della classe. Se, per esempio, l’insegnante di matematica spiega alla

classe le equazioni, lo studente che segue una programmazione differenziata studia le

4 operazioni.

Una volta chiarito, quindi, quale possa essere il percorso scolastico dell’allievo, si

può passare all’esame degli articoli 11 e 15 della già citata O.M. 90/2001, per lo

meno nei punti maggiormente significativi.

Per comodità espositiva, si farà riferimento ai tre percorsi sopra spiegati utilizzando

la dicitura “percorso A”, “percorso B” e “percorso C”.

--> Scuola secondaria di primo grado (art. 11 O.M. 90/2001)

Al di là del tipo di percorso (A, B o C) seguito dallo studente, in sede di scrutinio,

egli, qualora abbia raggiunto gli obiettivi previsti nel PEI, viene promosso alla classe

successiva. Nella terza classe della scuola secondaria di primo grado, il consiglio di

classe decide se ammettere l’alunno a sostenere gli esami prevedendo, qualora lo

ritenga opportuno e basandosi sul percorso pregresso dello studente, la

predisposizione di prove differenziate, le quali devono “essere idonee a valutare il

progresso dell’allievo in rapporto alle sue potenzialità ed ai livelli di apprendimento

iniziali” (comma 12).

Solo nel caso in cui l’alunno non raggiunga gli obiettivi del PEI, il consiglio di classe

può decidere se fargli ripetere la classe o se fargli sostenere l’esame al solo fine del

rilascio di un attestato di credito formativo (comma 12) che, comunque, gli  

permetterà la prosecuzione del percorso scolastico, anche se solo ai fini del

riconoscimento di ulteriori crediti formativi.

In qualsiasi documento da rilasciare al termine della scuola secondaria di primo

grado, non deve essere fatta menzione delle prove differenziate sostenute dallo

studente (comma 13).

E’ il caso di sottolineare che, proprio in virtù di tali disposizioni normative, la quasi

totalità degli allievi con certificazione che frequenta la scuola secondaria di primo

grado, al di là del percorso seguito (A, B, o C), consegue il titolo previsto. Solo nei

casi di particolare gravità il consiglio di classe non rilascia detto titolo ma riconosce i

crediti formativi.

--> Scuola secondaria di secondo grado (art. 15 O.M. 90/2001)

Le disposizioni relative alla valutazione nella scuola secondaria di secondo grado

sono notevolmente diverse da quelle previste dal già commentato art. 11.

Nella scuola superiore, infatti, il tipo di percorso (A, B o C) seguito dallo studente è

fondamentale ai fini degli esiti della valutazione espressa dal consiglio di classe.

L’allievo che ha seguito per tutto l’anno il percorso A (programma della classe), in

sede di scrutinio, viene valutato in base agli stessi criteri adottati nei confronti degli

altri alunni della classe: è quindi ammesso alla classe successiva, non ammesso o il

giudizio viene sospeso. Su nessun documento (pagella, tabellone con i voti da esporre

ecc.) si fa riferimento alla situazione di disabilità. Si tratta, pertanto, di una

(eventuale) ammissione uguale sotto tutti gli aspetti alla promozione di uno studente

senza certificazione (comma 3).

Qualora detto allievo (che ha seguito il percorso A ed è stato ammesso alla classe

successiva) dovesse riuscire a proseguire l’iter scolastico sempre usufruendo dello

stesso percorso, al termine del quinto anno sosterrà l’Esame di Stato svolgendo

prove uguali o equipollenti a quelle assegnate alla classe, conseguendo, in caso di  esito positivo dell’esame, il diploma di Stato, ovvero un titolo di pari valore di quello rilasciato agli altri studenti.

E’ necessario sottolineare, perciò, che la sola presenza di una certificazione e quindi

del docente di sostegno, non pregiudica in alcun modo il percorso scolastico di un

allievo né, tanto meno, il conseguimento del diploma.

L’allievo che ha seguito il percorso B oppure il percorso C, non avendo ovviamente

raggiunto gli obiettivi didattici e formativi riconducibili ai programmi ministeriali,

non può essere valutato come il resto della classe, ma viene valutato in funzione del

raggiungimento degli obiettivi per lui stabiliti nel PEI.

Tale allievo non sarà pertanto “promosso” al pari degli altri studenti e, in sede di

scrutinio finale, sarà soltanto ammesso alla frequenza della classe successiva. Ciò

vuol dire che detto alunno, giunto attraverso il percorso B o C alla quinta classe (o

alla terza classe degli istituti professionali o d’arte), sosterrà gli esami svolgendo

prove differenziate, opportunamente predisposte dalla Commissione, ottenendo il

rilascio di una attestazione di crediti formativi (e non, quindi, il diploma di Stato o di

qualifica). In calce alla pagella, in questo caso, bisogna obbligatoriamente apporre

l’annotazione secondo la quale “la votazione è riferita al PEI e non ai programmi

ministeriali ed è stata adottata ai sensi dell’art. 15 dell’OM 90/2001” (comma 4).

La scelta del consiglio di classe, in merito al percorso da far seguire ad uno studente,

assume pertanto un’importanza cruciale ai fini non solo dell’esito dell’iter scolastico,

ma anche ai fini del progetto di vita. E’ una decisione che deve basarsi su dati certi,

raccolti dopo un periodo di osservazione che sarà tanto più lungo quanto minori sono

le difficoltà manifestate dallo studente. Tutto ciò, naturalmente per dare al maggior

numero di allievi con certificazione, tenendo conto delle loro difficoltà ma anche

delle loro potenzialità, la possibilità di seguire un percorso A che, solo, può portare al

conseguimento di un titolo di studio avente valore legale.  

 E’ importante ancora evidenziare il ruolo cruciale e decisivo che la famiglia riveste in

tema di valutazione. Se, infatti, un consiglio di classe intende adottare una

valutazione differenziata (percorsi B/C), in base al comma 5, deve darne tempestiva

comunicazione alla famiglia dello studente, la quale è chiamata ad esprimere un

formale consenso entro il termine fissato dalla scuola (si consiglia, pertanto, di far

inviare una lettera dalla segreteria). Qualora la famiglia si dichiari contraria alla

modalità valutativa decisa dal consiglio di classe, l’alunno dovrà essere valutato

come gli altri suoi compagni, cioè in base agli artt. 12 e 13 della medesima ordinanza

ministeriale.

Sempre l’art. 15 prevede la possibilità che un consiglio di classe, qualora ritenga che

uno studente, durante il percorso formativo, sia in grado di raggiungere gli obiettivi

didattici previsti dai programmi ministeriali, esprima la valutazione rifacendosi agli

artt. 12 e 13 (passando quindi da un percorso B/C ad un percorso A), senza necessità

di prove di idoneità relative all’anno o agli anni precedenti, in quanto il consiglio

stesso è già in possesso di tutti gli elementi di valutazione (comma 4). Naturalmente,

si può verificare anche il passaggio contrario, ovvero da un percorso A ad un

percorso B o C. L’art. 15, infine, prevede che uno studente in situazione di handicap

possa ripetere la stessa classe fino a un massimo di tre volte.

Gli articoli 11 e 15, allo stesso modo, stabiliscono che il docente di sostegno fa parte

del consiglio di classe e che pertanto partecipa alle operazioni di valutazione, con

diritto di voto per tutti gli allievi della classe.

Le prove equipollenti

Diverse e in taluni casi generiche, sono le indicazioni normative circa il significato di

“prova equipollente”. Peraltro, neppure il Consiglio di Stato è entrato nel merito di

cosa siano le prove equipollenti, ma ha affermato che lo “Stato assume il potere–

dovere di accertare e certificare che un soggetto ha raggiunto in un determinato

settore culturale o professionale un certo livello di conoscenze e professionalità […].  

 Non si può configurare un supposto diritto al conseguimento del titolo legale di

studio, che prescinda da un oggettivo accertamento di competenze effettivamente

acquisite” (parere n. 348/91 del Consiglio di Stato). Sempre il Consiglio di Stato ha

affermato, inoltre, che il titolo di studio non può essere conseguito da “chi rimane al

di sotto di quella soglia di competenza che è necessaria per il conseguimento di quel

titolo”.

Le prove equipollenti, quindi, devono permettere l’accertamento di una preparazione

globale conforme a quella della classe e, nel caso di esame di Stato, il

raggiungimento, da parte del candidato, della soglia di competenza giudicata

necessaria ai fini del rilascio del titolo di studio.

La prova equipollente deve quindi necessariamente essere elaborata tenendo presenti

le difficoltà dell’allievo (conseguenti al suo deficit) e le sue potenzialità, avendo allo

stesso modo ben chiari gli obiettivi che quella determinata prova si prefigge di

verificare. La predisposizione di tali prove richiede un lavoro di stretta collaborazione

tra docente di sostegno e docente disciplinare e, in generale, un lavoro di équipe

dell’intero consiglio di classe. Se, infatti, come abbiamo visto in tema di valutazione

di allievi con certificazione, la normativa è esente da interpretazioni di sorta,

disciplinando in modo univoco per lo meno le situazioni maggiormente presenti nelle

scuola, al contrario la genericità che le disposizioni legislative evidenziano rispetto al

significato di “prova equipollente” richiede un continuo confronto da parte di tutti i

docenti.

Per quanto riguarda gli Esami di Stato a conclusione del quinquennio, è opportuno

fare riferimento non solo all’ordinanza ministeriale presa fino a questo momento in

esame, ma anche all’art.16 della Legge 104/92, all’art. 318 del D.L.vo 297/1994,

all’art.6 comma 1 del DPR 323/98 e all’ultima ordinanza ministeriale sugli esami di

Stato, l’O.M. 44 del 5 maggio 2010 (art. 17). Leggendo con attenzione le disposizioni

ministeriali, per “prova equipollente” si intende:  

- la medesima prova proposta alla classe (o, nel caso di esami di Stato, la prova

inviata dal Ministero) svolta però con “mezzi diversi” (computer, Braille, linguaggio

dei segni ecc.);

- la medesima prova della classe (o, nel caso di esami di Stato, la prova inviata dal

Ministero) con concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento della stessa;

- la medesima prova proposta alla classe (o, nel caso di esami di Stato, la prova

inviata dal Ministero) elaborata però con “modalità diverse” (per esempio, risposte

vero/falso, prova strutturata, domande a scelta multipla ecc.);

- una prova con contenuti culturali e/o professionali diversi rispetto ai contenuti

inseriti nella prova proposta alla classe. Nel caso di esame di Stato, le prove a cui si

fa riferimento sono la terza prova (quella cioè elaborata dalla Commissione) e il

colloquio, in quanto la prima e la seconda prova sono comunque inviate dal Ministero

perché hanno carattere nazionale. La Commissione d’esame, quindi, nella

preparazione della terza prova e nella conduzione del colloquio del candidato

disabile, terrà conto delle indicazioni fornite dal consiglio di classe (contenute nella

relazione sullo studente diversamente abile da inserire nel documento del Consiglio

di Classe).

Una scuola che si evolve, sollecitata dal cambiamento dei bisogni educativi di parte

dei discenti (in questo caso, gli allievi con certificazione), richiede un processo

sereno e ragionato, anche degli insegnanti rispetto alle prassi didattiche adottate nei

confronti di tutta la classe. Proprio una riflessione condivisa rispetto al significato e ai

modi di elaborazione delle prove equipollenti può costituire un valido stimolo per

riconsiderare alcuni “nuclei essenziali” del lavoro di ogni docente, nel cercare

insieme le giuste strategie educative che possano condurre, in senso pedagogico, tutti

gli allievi al successo scolastico.

A conclusione di questo breve approfondimento sulle prove equipollenti, si riportano

due interessanti sentenze del T.A.R. della Sicilia e del T.A.R. del Piemonte. “Sussiste in capo all’alunno portatore di handicap il diritto di essere valutato, ai fini

dell’ammissione agli esami di maturità, sulla base del percorso educativo

personalizzato seguito, nonché il diritto a sostenere l’esame anche con prove

equipollenti e con l’ausilio di strumenti idonei di supporto e mediante un’esecuzione

appropriata eventualmente differenziata anche nei tempi delle prove d’esame”. (TAR

Sicilia Catania, sez. III, 18 marzo 2004, n. 697).

“E’ illegittimo il giudizio di non maturità espresso dalla commissione esaminatrice

nei confronti di un alunno portatore di handicap a causa di insufficienze nelle prove

scritte, quando dette insufficienze siano correlate all’handicap e l’amministrazione

scolastica non abbia chiarito la ragione per la quale il candidato non è stato sottoposto



a prove scritte equipollenti, come previsto, tra l’altro, dall’art. 318, t.u. n. 297 del

1994”. (TAR Piemonte, sez. I, 23 novembre 2005, n. 3759).



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