Xvii legislatura



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1.6 Alcune considerazioni

In conclusione, il problema che oggi si pone è, per un verso, quello di individuare con maggiore certezza il danno ambientale da risarcire e, per altro verso di individuare, altresì, i limiti di responsabilità della SORIN, oggi Livanova PLC, alla stregua delle pronunzie della giustizia ordinaria e amministrativa, riportate nei precedenti paragrafi, che ben difficilmente potranno essere riformate dal giudice dell’appello, per la completezza e la puntualità delle motivazioni in esse contenute, come sopra ampiamente illustrate.

A tale proposito, non può non essere oggetto dell’attenzione di questa Commissione di inchiesta il comportamento processuale e l’attività difensiva svolta dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, che - come si legge nelle sentenze del tribunale di Milano - persegue e coltiva con grande impegno tesi difensive che, a giudizio dello stesso tribunale, appaiono del tutto infondate, sia sotto il profilo giuridico, in quanto si pongono in contrasto con i principi generali di diritto in materia societaria e di responsabilità, sia sotto il profilo fattuale e del merito, con riguardo alla debolezza delle prove offerte dalla stessa Avvocatura distrettuale dello Stato per sostenere la domanda di risarcimento del danno ambientale.

In particolare, deve essere sottolineata, per la sua particolare gravità e quasi unicità, la sopra richiamata sentenza del tribunale di Milano - sezione specializzata in materia di impresa - n. 11747/2016, pubblicata in data 27 ottobre 2016, ormai divenuta definitiva, che vede non solo il rigetto delle domande proposte dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano contro la Livanova PLC, con la conseguente condanna del Ministero dell’ambiente, del Ministero dell’economia e delle finanze e della Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento delle spese processuali ordinarie, in base all’ordinario principio di soccombenza nella causa anzidetta, secondo cui la parte che perde la causa paga le spese del giudizio.

Ebbene - come si è sopra osservato - con la stessa sentenza, le pubbliche amministrazioni sono state condannate al pagamento di ulteriori spese in favore della Livanova PLC, a titolo di risarcimento danni per “responsabilità aggravata”, ai sensi dell’articolo 96 codice procedura civile, per avere le stesse - rappresentate dalla suddetta Avvocatura distrettale dello Stato - agito in giudizio con mala fede o colpa grave (cosiddetta lite temeraria).

Ed è significativo delle difficoltà di gestione del contenzioso il fatto che l’ufficio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano abbia ritenuto di non impugnare la suddetta sentenza, così determinandone il passaggio in giudicato.

A questo punto, si può ragionevolmente ritenere che il tribunale di Milano, con la condanna delle PP.AA., rappresentate dall’Avvocatura dello Stato di Milano per “lite temeraria”, abbia voluto, per un verso, richiamare l’attenzione dell’Ufficio di appartenenza degli avvocati che hanno sottoscritto gli atti di causa a svolgere una più puntuale funzione di controllo sulle iniziative promosse e sugli atti difensivi depositati da detti avvocati dello Stato e, per altro verso, abbia voluto richiamare anche l’attenzione dei due Ministeri interessati e della stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri per le opportune iniziative, ad ogni livello, non solo a difesa della loro immagine, ma anche per evitare ulteriori danni, tenuto conto del fatto che, comunque, l’intera vicenda processuale è ben lungi dall’essere definita, considerato che il contenzioso è tuttora in corso.

Peraltro, la condanna alle spese processuali per importi rilevanti trova precedenti specifici nel rigetto di tutte le azioni promosse dall’Avvocatura dello Stato e, in particolare, nell’analoga azione di risarcimento del danno ambientale, per l’importo di euro 3.439.037.876,46, proposta dall’Avvocatura dello Stato di Milano nei confronti della SORIN, di cui alla sentenza n. 4101/2016, pubblicata in data 1° aprile 2016.

In ogni caso, a fronte di decisioni - tutte sfavorevoli al Ministero dell’ambiente e al Ministero dell’economia e delle finanze - pronunziate dai giudici dei tribunali di Udine e di Milano, contrarie al riconoscimento del credito complessivo, riferito cioè ai tre SIN (Brescia, Colleferro e Torviscosa), dell’importo di euro 3.439.037.876,46, come preteso dall’Avvocatura dello Stato, non v’è dubbio che i due ministeri interessati siano liberi di assumere determinazioni diverse, in ordine alle rispettive pretese, a prescindere dalle opinioni e dai pareri dell’Avvocatura dello Stato.

Comunque, appare evidente che il Ministero dell’ambiente non potrà far valere, in sede giudiziaria, le proprie pretese solo sulla base dell’aggiornamento della valutazione eseguita da ISPRA del mese di settembre 2016.

Invero, tale aggiornamento, nonostante la riduzione dei costi relativi alle bonifiche dei siti nella misura complessiva di euro 1.236.584.155, presenta gli stessi limiti strutturali delle precedenti valutazioni ISPRA, in quanto l’aggiornamento non è stato eseguito sulla base di progetti specifici e dati obbiettivi, bensì su mere “presunzioni”, come tali del tutto prive del requisito della certezza dei crediti pretesi dalle PP.AA.

Infine, va rilevato che neanche il comportamento del commissario straordinario, avvocato Marco Cappelletto, va esente da censura, dal momento che - come si è visto - con l’azione di responsabilità proposta nei confronti degli amministratori e dei sindaci di SNIA, nonché dei soci di riferimento della stessa SNIA, egli ha chiesto al tribunale di Milano la condanna di costoro al risarcimento del danno ambientale, nella misura di euro 3.439.037.876,46. Viceversa, nei confronti della SORIN spa, oggi Livanova PCL, il commissario straordinario ha proposto un’azione di accertamento dello stesso credito, e non di condanna, a differenza dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, che ne ha chiesto la condanna.

E, tuttavia, il commmissario straordinario, come l’Avvocatura dello Stato hanno posto a fondamento di entrambe le cause proposte le valutazioni operate da ISPRA nel 2009.

Si tratta di valutazioni che - come sopra sottolineato - lo stesso commissario straordinario contesta, in quanto egli si è opposto alla richiesta di ammissione al passivo del credito, proposta dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano, per conto del Ministero dell’ambiente, nella procedura di amministrazione di SNIA e delle due società Caffaro, in amministrazione straordinaria, ritenendo che le anzidette valutazioni di ISPRA siano inidonee a costituire prova del danno ambientale subito dai tre SIN.

A questo punto - a parere della Commissione di Inchiesta - appare davvero singolare il fatto che il commissario straordinario, in rappresentanza della massa dei creditori ammessi al passivo della SNIA spa in amministrazione straordinaria, adeguatamente assistito da professionisti di chiara fama del foro di Roma, di Milano e di Venezia, oltre che essere anche lui avvocato del foro di Venezia - per un verso - ritiene le valutazioni di ISPRA del tutto insufficienti a consentire l’ammissione al passivo del relativo credito nelle procedure di amministrazione straordinaria di SNIA spa, di Caffaro srl e di Caffaro Chimica srl e - per altro verso - in modo del tutto contraddittorio, insiste nella domanda di condanna al risarcimento per i danni ambientali dei tre SIN nei confronti di amministratori, sindaci e soci di riferimento di SNIA, nonché nella domanda di accertamento del credito nei confronti della SORIN spa, solo e soltanto, sulla base delle stesse valutazioni di ISPRA, già da lui medesimo ritenute inidonee a costituire prova del credito.

Peraltro, in questa sede, va precisato che, correttamente, il commissario straordinario si è opposto all’ammissione al passivo delle procedure di amministrazione straordinaria del credito per il danno ambientale dei tre SIN, in quanto lo stesso è supportato solo da tali valutazioni, che - come hanno concordemente osservato i giudici dei tribunali di Udine e di Milano - sono del tutto inidonee ad assurgere al valore di “prova” del danno ambientale nei vari giudizi civili promossi dallo stesso commissario straordinario e dall’Avvocatura dello Stato.

In tale contesto che - per la sua assurdità e incomprensibilità - si può tranquillamente definire “kafkiano”, si è venuto a creare un doppio danno.

Il primo danno è costituito dalle enormi spese processuali, a carico del Ministero dell’Ambiente e della Procedura di amministrazione straordinaria di SNIA, per decine di milioni di euro, in favore dei convenuti, conseguenti al rigetto delle domande proposte, somme alle quali devono essere aggiunti i compensi professionali maturati dai numerosi avvocati, come sopra indicati, che hanno assistito e assistono il commissario straordinario nei vari giudizi da lui promossi.

Il secondo danno si connette alla grave difficoltà del Ministero dell’Ambiente di addivenire a una transazione del contenzioso in essere, partendo da una richiesta risarcitoria dell’importo di circa tre miliardi e mezzo, che allontana i possibili soggetti interessati, tra cui la stessa SORIN, e che comunque cadrebbe sotto l’attenzione della Corte dei Conti, ove tale transazione non venisse ritenuta congrua.

In realtà - osserva la Commissione di Inchiesta - spettava all’avvocatura, vista nel suo insieme, indirizzare in modo opportuno e adeguato i propri assistiti - per un verso - chiedendo loro integrazioni probatorie del danno ambientale, volte ad evitare la “débacle” giudiziaria cui sono andati incontro l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano e le difese del commissario straordinario, tutti accomunati da un unico destino, e - per altro verso - suggerendo al Ministero dell’Ambiente opzioni diverse, considerato che le controversie promosse, molte delle quali oggi pendenti in grado di appello, presentano difficoltà oggettive, non solo, sul piano probatorio, ma anche sotto il profilo tecnico-giuridico, come emerge chiaramente dalla illustrazione contenuta nei precedenti paragrafi di questo capitolo.

Tutto quanto sopra rappresentato e documentalmente provato porta alla conclusione che non è possibile attribuire a ISPRA la responsabilità delle numerose e brucianti sconfitte giudiziarie, bensì al modo in cui le valutazioni di ISPRA sono state utilizzate nei vari giudizi promossi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano e dal commissario straordinario, che non hanno supportato le stime anzidette da altri elementi di prova del danno ambientale, ritenendo esaustive le valutazioni di ISPRA, nonostante le contrarie pronunzie dei giudici di merito e di legittimità.



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